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Il drone per proteggere gli scafi navali: da uno studio di 4 universitari di Genova nasce un business internazionale

Certo, il compito a casa è diventato decisamente più impegnativo del previsto, ma non capita tutti i giorni di poterlo presentare con tanto di lodi alle Nazioni unite, e magari riuscire a trasformarlo, se tutto andrà bene, pure in un business

di Alberto Quarati
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Da sinistra: Federico Maienza, Martin Carneiro, Mirko Minnella e Pietro Berutti

 

Genova – Certo, il compito a casa è diventato decisamente più impegnativo del previsto, ma non capita tutti i giorni di poterlo presentare con tanto di lodi alle Nazioni unite, e magari riuscire a trasformarlo, se tutto andrà bene, pure in un business.

Il drone per la pulizia degli scafi della EcoSubsea

 

È l’avventura capitata a quattro studenti della Facoltà di Economia di Genova - Pietro Berutti, Martin Carneiro, Federico Maienza e Mirko Minnella, età 23-24 anni. Il compito, a marzo dello scorso anno, era più che altro scrivere un business plan per un’azienda dello shipping, nel quadro del corso di Programmazione e controllo della logistica marittimo-portuale del prof Roberto Garelli: “Sulla Bbc - spiegano - abbiamo visto una trasmissione su un’azienda che fa la pulizia degli scafi delle navi con il drone. Ci siamo appassionati subito: infatti, è un tema centrale nel mondo armatoriale. Una nave con uno scafo sporco, pensiamo ad alghe, microorganismi, denti di cane - consuma il 10% in più rispetto a una con lo scafo pulito. Se consuma di più, inquina di più, viaggia più lenta, anche un nodo e mezzo in meno sulla velocità di crociera, e rischia di trasportare organismi alieni da un mare a un altro”.

La pulizia oggi costa, e soprattutto distoglie la nave dalla sua attività, perché va fermata in bacino, oppure interviene una squadra di sub mentre è ancorata alla fonda: “Per questo, il lavoro dell’azienda che abbiamo visto nel documentario ci è sembrato geniale - dicono i ragazzi -. L’esercizio del drone non costa di più rispetto a una carena fatta con una squadra di subacquei, siamo intorno ai 15 mila euro, e la cosa migliore è che si può fare direttamente in porto, senza togliere la nave dal servizio”.

Il robot pulisce lo scafo mentre imbarca e sbarca i passeggeri, le merci, le auto: “Ma la società che fa questo lavoro è norvegese, nel Mediterraneo non esiste niente di simile - dicono gli studenti -. Allora abbiamo cominciato a pensare a un suo sbarco in Italia, dove tra l’altro è fortissimo il traffico di traghetti e navi da crociera,cioè le categorie più indicate per la pulizia degli scafi con il drone. I dati che però avevamo non ci bastavano”.

Così, per rendere il compito più realistico, provano a prendere contatti con l’azienda, la Ecosubsea. E siccome all’inizio nessuno se li fila, cominciano a vedere se possono arrivare all’azienda attraverso qualche gancio.

Magari un italiano. Ed è così che trovano su Internet Roberto Giorgi, ex numero uno di V. Ships, tra le più grandi società di gestione armatoriale nel mondo, membro dell’Advisory Board della Ecosubsea.

Ignari di parlare a una leggenda vivente dello shipping, ma evidentemente convincenti, i quattro conquistano Giorgi, che li presenta a Tor Ostervold, il fondatore dell’azienda. Gli studenti realizzano il business plan per lo sbarco in Italia, aiutandosi con un modello di simulazione dei costi, anche grazie ai dati raccolti con il sostegno del comandante Massimo Mosconi della Capitaneria di porto e con il supporto di Gian Enzo Duci, prof di Economia e riferimento degli agenti marittimi italiani: “Gli scali su cui l’impianto funzionerebbe meglio sarebbero Genova, Livorno e Civitavecchia. Ma esiste - spiegano i ragazzi - un tema di organizzazione degli spazi, di permessi all’interno dei terminal, di adeguamento alla normativa italiana».

I quattro studenti ora hanno mandato di lavorare su questi aspetti, ma intanto candidano il progetto al Forum GloFouling, cioè il cantiere entro cui l’Imo (l’Organizzazione marittima internazionale, ossia il braccio marittimo dell’Onu) sta elaborando la normativa standard globale per la pulizia degli scafi delle navi, che arriverà dopo le normative internazionali sui carburanti e sulle acque di zavorra delle navi: a metà mese la ricerca è stata premiata a Londra. Ora, c’è da trasformare il business plan in realtà.

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