In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog
Dopo le richieste avanzate dal marò Latorre

Travel Risk Management: richieste di risarcimento al datore di lavoro /FOCUS

Torna sotto i riflettori il caso dei "due marò” - i due fucilieri della Marina Militare italiana Salvatore Girone e Massimiliano Latorre accusati dell'omicidio di due pescatori indiani nel febbraio 2012 al largo delle coste del Kerala. Il parere dell’esperto ENRICO VERGANI

a cura di Mark William Lowe*
4 minuti di lettura

Massimiliano Latorre in una foto presa dal suo profilo Facebook.

 (ansa)

Genova – Torna sotto i riflettori il caso dei "due marò” - i due fucilieri della Marina Militare italiana Salvatore Girone e Massimiliano Latorre accusati dell'omicidio di due pescatori indiani nel febbraio 2012 al largo delle coste del Kerala, nel sud-ovest dell'India. I media italiani riportano che Massimiliano Latorre intende citare in giudizio lo Stato italiano per danni.

La richiesta di risarcimento è per essere stato rimandato in India dove avrebbe rischiato la pena di morte e che gli anni di lotta contro le accuse avrebbero ostacolato la sua carriera. Lì sarebbe stato anche colpito da un'ischemia.

Questa notizia andrebbe al di là dei nostri interessi se non fosse per il fatto che il fuciliere della Marina Militare sta chiedendo un risarcimento al suo datore di lavoro: il ministero della Difesa italiano e nello specifico la Marina militare Italiana.

Pur non avendo alcuna intenzione di commentare questo caso specifico, riteniamo tuttavia che si tratti di un potenziale spartiacque in quanto rappresenta un esempio di come un dipendente possa presentare un'azione legale nei confronti del proprio datore di lavoro sulla base dei danni subiti a causa della propria professionalità attività professionale.

Allo stesso modo in cui il caso Bonatti ha sconvolto tutte le società con operatività internazionale, il caso Latorre evidenzia come le aziende siano esposte alle richieste di risarcimento.

Il caso specifico è praticamente unico, qui la questione è che un dipendente che non è in grado di risolvere la questione privatamente, può facilmente ricorrere ad un'azione legale facendo una solida richiesta di risarcimento.

Mentre l'onere deve essere quello di evitare situazioni in cui un dipendente può subire traumi, danni fisici o danni alla propria carriera, i datori di lavoro dovrebbero anche comprendere appieno i potenziali danni risultanti dall'essere stati citati per danni.

Oltre alle considerazioni finanziarie, ci sono questioni reputazionali interne ed esterne che devono essere prese in considerazione. Nessuna organizzazione vuole trovarsi associata a un caso in cui i suoi obblighi nei confronti della sicurezza e della sicurezza dei dipendenti siano messi in dubbio.

Qualsiasi percezione di mancanza di Duty of Care è un serio problema interno, i dipendenti metteranno in dubbio l'impegno dell'organizzazione a proteggere la forza lavoro. Esternamente la reputazione dell'organizzazione ne risentirà e ciò potrebbe portare a domande da parte di clienti e fornitori.

La percezione all’interno dell’organizzazione di mancanza di Duty of Care porterà i propri dipendenti a dubitare dell’impegno a proteggere e a tutelare la forza lavoro. Esternamente la reputazione dell'organizzazione ne risentirà e ciò potrebbe portare a domande da parte di clienti e fornitori.

In tutti i casi il nome dell'organizzazione sarà gravemente danneggiato e un punto interrogativo posto accanto ad esso negli anni a seguire.

Per comprendere meglio il rischio di contenziosi e richieste di risarcimento, ho parlato con il massimo esperto legale Enrico Vergani, Leader del Focus Team Shipping & Transport e London resident partner di BonelliErede.

 

Senza soffermarci sul caso specifico del "due marò”, quali potrebbero essere i motivi di risarcimento?
Per prima cosa ti ringrazio di non chiedermi alcun commento su questo caso alquanto peculiare e sul recente sviluppo della domanda risarcitoria ora richiesta dal signor Latorre nei confronti della Marina Militare Italiana e del Dipartimento della Difesa. È una questione molto complessa e delicata ed avventurarsi nei commenti senza avere la piena conoscenza di come si è sviluppata la materia è tanto rischioso quanto inutile. Un appunto: il signor Girone e il signor Latorre, sebbene comunemente indicati come “marò” (che è il livello più basso della gerarchia in mare), sono due “fucilieri Battaglione San Marco”, membri altamente professionali, preparati e capaci di un corpo specializzato. Da tali, potrei aggiungere, avrebbero dovuto essere trattati.

Enrico Vergani, BonelliErede

 

Quali leggi italiane disciplinano il Duty of Care di un'organizzazione nei confronti dei dipendenti che viaggiano all'estero e qual è il rischio che una richiesta di risarcimento sia motivo di indagine ed eventuale multa o sanzione?
I tre pilastri del dovere di diligenza di un'azienda in materia di gestione del rischio di viaggio sono l'articolo 2087 del codice civile, sezione 6 del codice penale (che tratta principalmente la questione della giurisdizione, più rilevante in caso di tragico evento accaduto all'estero) e degli articoli 4 e 25-septies del DLGS 231/2001 e sue successive modificazioni ed atti normativi. Particolare interesse merita l'art. 2087 del codice civile italiano che, a mio avviso, è diventato quasi una norma costituzionale, enunciando i nostri principi che devono essere recepiti come normative specializzate o standard di mercato. Il provvedimento è volto a tutelare non solo l'“integrità fisica” ma anche la “personalità morale” del lavoratore dipendente, linguaggio piuttosto moderno per un atto legislativo del 1942.

In caso di indagini, il management è a rischio e in caso affermativo che tipo di sanzione potrebbe ricevere?
I vertici aziendali possono essere facilmente esposti anche a conseguenze penali, soprattutto quando la mancanza di consapevolezza dell'importanza di una corretta gestione dell'organizzazione del viaggio (Travel Risk Management) si riflette nell'assenza di un'adeguata attività e funzione di delega all'interno dell'organigramma aziendale. In tale scenario il rischio di sanzioni severe, anche penali, è reale.

Il risarcimento viene richiesto regolarmente dai dipendenti che hanno subito traumi o incidenti mentre viaggiavano all'estero per conto delle loro organizzazioni?
Diventa sempre più frequente la richiesta di risarcimenti da parte dei dipendenti o dei loro eredi, nel tragico evento di una perdita di vite umana. A ciò si aggiunga la presenza di studi legali specializzati che svolgono azioni collettive, ove applicabile naturalmente, o che si occupano di grandi sinistri su base "no win no fee". Negli Stati Uniti ne è un chiaro esempio il caso “Deep Horizon”, che coinvolge dipendenti e tecnici coinvolti nel rischio di viaggio. Nella nostra giurisdizione azioni di questo tipo sono state intentate per l'affondamento "Al Salaam Boccaccio", l'incendio a bordo della "Norman Atlantic" e della "Costa Concordia" principalmente per passeggeri, mantenendo però lo stesso atteggiamento e un approccio tagliente e aggressivo . Non essere in grado di rispondere tempestivamente alle domande e richieste di chiarimenti è un rischio a cui un'azienda gestita in modo efficiente, non dovrebbe essere esposta.

Questo caso comporterà un aumento del numero di casi di risarcimento?
Probabilmente, ma senza dubbio avrà un grande impatto sui media e potrebbe risvegliare i richiedenti che sono rimasti dormienti o inconsapevoli di quali siano i loro diritti secondo la legislazione attuale.

Cosa dovrebbero fare le organizzazioni per evitare affermazioni simili?
Questa è senza dubbio una questione che deve essere affrontata tempestivamente dalle aziende, che devono ai loro dipendenti lo stesso dovere di diligenza a cui ha diritto qualsiasi persona coinvolta in viaggi o attività potenzialmente pericolose all'estero, nonché dalle istituzioni governative L'emanazione a settembre 2021 della norma UNI/ISO31030 sul Travel Risk Management offre agli stakeholder uno strumento efficace per affrontare e gestire tale rischio, essendo allo stesso tempo proattivi rispetto ad un approccio alla corporate governance, al problem solving e alla gestione sociale. L'applicazione delle linee guida non solo aiuterà a evitare problemi, ma aiuterà anche a sviluppare un approccio aziendale moderno, efficiente e orientato ai criteri ESG al problema.

*Member of Advisory Board Pyramid Temi Group

I commenti dei lettori