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Cantieri navali, Ancanap cessa l’attività dopo 65 anni

L’annuncio del direttore Giancarlo Casani: “Siamo stati un punto di riferimento per lo shipping italiano”

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Una draga costruita dal cantiere Vittoria

 

Genova – “L’Associazione Nazionale Cantieri navali Privati, dopo oltre 65 anni, cessa l’attività. Un’associazione che ha avuto un ruolo importante per la navalmeccanica nazionale, definita “Voce di una cantieristica minore solo in termini numerici ma eccellente per qualità e innovazione” (Angelo Marletta TTM 1/2022 p. 28/29). Associazione piccola, ma con grandi competenze e passione, ha rappresentato cantieri sparsi in tutta Italia, dall’Adriatico alla Sicilia, dalla Campania alla Toscana e Liguria. Nei suoi cantieri sono state costruite navi tecnologicamente all’avanguardia che hanno aperto nuove strade per il trasporto di merci e persone”.

Inizia così la lettera con la quale Giancarlo Casani, una delle voci più autorevoli dello shipping e direttore dell’associazione dei cantieri navali privati, ha annunciato la chiusura di Ancanap. “L’Associazione ha avuto contatti e rapporti con i Ministeri, con gli organismi comunitari, con le altre associazioni nazionali di categoria, nella formazione della politica del mare e dello shipping. Ha sempre fatto parte del Comitato Consultivo della Cantieristica, in cui si formavano le politiche, i progetti e le leggi per il settore, svolgendo un ruolo, a volte decisivo, per la competenza e la professionalità dei singoli cantieri e dei loro rappresentanti. È stata presente anche nel processo di trasformazione del RINA, da ente monopolistico, una specie di catasto del mare, a società per azioni d’eccellenza, moderna e competitiva di livello mondiale. Il rispetto e la stima dello Shipping verso A.N.CA.NA.P. andavano al di là del suo peso numerico ed erano dovuti al valore professionale delle persone”.

Continua Casani: “Vale la pena ricordare questi coraggiosi precursori, da Renzo Pozzo con la SEC di Viareggio, a Davino De Poli di Venezia, a Mario Sardella di Ancona, alla famiglia Foresio di Varese, poi la GEPI per il Cantiere NCA di Marina di Carrara, alla famiglia Visentini di Rovigo (Francesco a Attilio e i loro figli), al Cantiere Orlando di Livorno, al cantiere Mariotti di Genova delle famiglie Bisagno e Zanetti, al Cantiere Rosetti della famiglia Rosetti-Magnani di Ravenna, al Cantiere Vittoria della famiglia Duò di Venezia, al Cantiere Di Pesaro della Famiglia Cecchini, al Cantiere Giacalone di Trapani, al Cantiere Palumbo di Napoli, al Cantiere INMA di La Spezia”.

“Ha ancora senso oggi – si chiede il direttore - una associazione di cantieri navali privati? È vero che sono rimasti pochi cantieri italiani privati che costruiscono navi mercantili, molti cantieri di A.N.CA.NA.P. sono stati la base su cui sono nate realtà aziendali per la costruzione di navi da diporto che hanno dato all’Italia la leadership mondiale del settore con oltre il 50% del mercato. Prima di rispondere alla domanda occorre fare alcune considerazioni. Nel giro di 10/15 anni, per imprescindibili motivi legati all’ecologia, ai combustibili non fossili da impiegare per la propulsione delle navi, alla sostenibilità, alla riduzione dei consumi, dovrà essere rinnovata la flotta mondiale. Una grande opportunità che non può essere sprecata dall’industria nazionale e dai cantieri. Occorrono imponenti fondi per la ricerca e gli studi, al di fuori della portata dei singoli cantieri, in particolare di quelli privati, per non perdere irreversibilmente un intero settore. Provvedimenti in materia sono già in stato di avanzata predisposizione”.

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