Così Cina e Stati Uniti decidono il prezzo del carbone

I rapporti commerciali tra i due paesi condizionano il mercato.

di ELISA GOSTI

IL revival del carbone negli Stati Uniti porta il marchio cinese. Il successo di quello che è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Trump nel 2016 – ovvero arrestare la guerra a quello che lui definiva il “bello e pulito” carbone – non è solo il frutto delle scelte politiche del governo americano.
Le cifre presentate recentemente dall’Eia (Energy Information Administration) rivelano che la produzione di carbone ha raggiunto il suo top degli ultimi 16 anni. Nel 2017 le miniere di carbone hanno prodotto 40,8 milioni di tonnellate in più rispetto al 2016: un ottimo risultato per Trump ma non è tutta farina del suo sacco. L’aumento di produzione del minerale fossile, infatti, è dovuto ad un picco delle esportazioni e, su questo aspetto, la Cina gioca un ruolo chiave. L’export ha registrato nel 2017 una crescita del 58% rispetto all’anno precedente, toccando quota 86,2 milioni di tonnellate e sfiorando il raddoppio dei volumi diretti verso l’Asia, per una quota pari a 28,1 milioni di tonnellate.
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