Alcoa, allo studio il “modello tedesco”

Roma - Un’associazione di lavoratori dell’ex Alcoa di Portovesme, l’impianto sardo di produzione di alluminio spento quasi sei anni fa, avrà una quota del 5% della nuova società, nata dopo l’acquisizione da parte del gruppo svizzero Sider Alloys, con un posto riservato ad un loro rappresentante in Consiglio

Roma - Un’associazione di lavoratori dell’ex Alcoa di Portovesme, l’impianto sardo di produzione di alluminio spento quasi sei anni fa, avrà una quota del 5% della nuova società, nata dopo l’acquisizione da parte del gruppo svizzero Sider Alloys, con un posto riservato ad un loro rappresentante in Consiglio di sorveglianza.

È la novità emersa dal tavolo al ministero dello Sviluppo economico e indicata dallo stesso ministro Carlo Calenda: «Sarà il primo caso - ha detto - in cui i lavoratori partecipano alla gestione dell’azienda».

Una strada nuova, che ricalca il modello tedesco, che però non mette d’accordo, ancora, tutti i sindacati: viene vista come una novità «positiva» dalla Cisl e dalla sua categoria dei metalmeccanici, la Fim. Pronta a dare il benvenuto anche la Uil. Mentre lascia perplessa la Cgil, secondo cui l’idea di destinare il 5% di Alcoa ad una associazione di lavoratori è «quantomeno problematica». Un’affermazione, su twitter del portavoce di Susanna Camusso, Massimo Gibelli, che apre un botta e risposta con lo stesso ministro: «Diverso il discorso per il “consiglio di sorveglianza” (se con questo nome non si intende il consiglio di amministrazione)», che «sarebbe un primo e importante passo verso l’applicazione dell’art.46 della Costituzione», scrive. Ossia, sul diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende. Pronta la replica di Calenda: il 5%, spiega, «va ai lavoratori costituiti in associazione. Gli utili rimangono nella loro associazione e possono essere utilizzati per fini sociali. Il posto in Consiglio di sorveglianza li rende partecipi delle decisioni. Credo sia - rimarca - il primo caso in Italia».

D’accordo con lui il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli (che con Calenda ha anche firmato a gennaio scorso la proposta di un piano industriale per l’Italia delle competenze), che rimarca l’apertura alla partecipazione in questi termini, «è la prima volta che accade nel nostro Paese e apre spazi inediti sul ruolo del sindacato e dei lavoratori dentro l’impresa». Via libera anche dalla numero uno della Cisl, Annamaria Furlan, che parla di «strumento di democrazia economica». Il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, sottolinea «i risultati sempre più importanti» conquistati con «le lotte». L’impianto sardo è stato spento a novembre del 2012: due mesi fa è stato firmato l’accordo per la cessione al gruppo svizzero Sider Alloys. È prevista la partecipazione di Invitalia con il 20%. Ma resta aperto il problema degli ammortizzatori sociali che scadono il 30 giugno. Un nuovo incontro è in calendario il 3 maggio.

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