Ilva, domani sciopero di 24 ore a Taranto

Taranto - Domani 24 ore di sciopero nei tre turni di lavoro all’Ilva indetto da Fim, Fiom e Uilm per protestare contro le condizioni di lavoro ritenute insicure e precarie e i mancati investimenti. Due giorni dopo, mercoledì 2 maggio, si terrà l’assemblea del consiglio di fabbrica per fare il punto della situazione

figuraintera

Taranto - Domani 24 ore di sciopero nei tre turni di lavoro all’Ilva di Taranto indetto da Fim, Fiom e Uilm per protestare contro le condizioni di lavoro ritenute insicure e precarie e i mancati investimenti. Due giorni dopo, mercoledì 2 maggio, si terrà l’assemblea del consiglio di fabbrica per fare il punto della situazione sulla trattativa con Am Investco al Mise e decidere, molto probabilmente, l’avvio di una nuova fase di mobilitazione con scioperi in fabbrica.

Passa da queste due date la ripresa della protesta all’Ilva di Taranto dopo che l’incontro del 26 scorso al ministero dello Sviluppo economico ha determinato l’arrestarsi alla trattativa tra sindacati e Am Investco. Tre incontri nell’ultima settimana non hanno prodotto alcuna schiarita. Troppo distanti le parti sui nodi cruciali, ovvero parte economica e retributiva legata all’inquadramento in Am Investco e lavoratori da assumere nella nuova società. Sul primo aspetto, la società guidata da Arcelor Mittal, big mondiale dell’acciaio, viene incontro, dicono i sindacati, solo molto parzialmente alle richieste fatte. Che sono quelle di confermare l’attuale struttura retributiva e contrattuale del personale Ilva. Sugli assunti invece si registra addirittura un passo indietro, per le sigle metalmeccaniche, nel senso che Am Investco adesso parla di 8.500 unità in tutto il gruppo alla fine dell’attuazione del piano industriale, ovvero nel 2023. Si tratta del numero prospettato da Mittal l’anno scorso prima di chiudere il contratto, poi portato a 10 mila su invito del governo.

Non ci sono le condizioni per continuare a discutere, dicono i sindacati, che avvertono la pressione che sale dalla base come l’assemblea di Genova Cornigliano di qualche giorno fa, sebbene promossa solo dalla Fiom, ha dimostrato. Ma oltre a retribuzione, contratto e occupati, non convince anche il criterio della discontinuità che va applicato nel passaggio dell’Ilva dall’amministrazione straordinaria ad Am Investco. Discontinuità chiesta espressamente dalla Ue sostengono i commissari. Se discontinuità deve esserci, che sia solo formale, ribattono i sindacati, che insieme ai lavoratori temono che questo possa nascondere un peggioramento delle condizioni di lavoro e di retribuzione. Il governo, sebbene dimissionario, non ha gettato la spugna.

Ha solo fermato la trattativa per evitare che si consumasse al tavolo del ministero dello Sviluppo economico una rottura plateale e attraverso il vice ministro Teresa Bellanova dice che si continuerà a trattare sino all’ultimo, sino a che ci sarà lo spazio praticabile. Per ora, le parti sono invitate dal governo a riflettere e a trovare il modo di accorciare le distanze. Non aiuta certo la situazione politica e contribuisce ad alimentare ulteriori tensioni la nuova virulenza dello scontro tra il governatore della Puglia, Michele Emiliano da un lato e il governo dall’altro (ministro Carlo Calenda e vice ministro Bellanova).Le ultime dichiarazioni sono state durissime. Tra Bari (Regione) e Roma (governo) si è ormai scavato un solco netto sull’Ilva. Cerca di buttare acqua sul fuoco il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, inizialmente alleato politico di Emiliano, dal quale ha preso le distanze dopo il voto del 4 marzo.

Melucci invita Mittal a fare un deciso passo avanti, dichiarando che Taranto non può sopportare esuberi di quella portata, e si smarca dal governatore chiedendo al Governo di andare avanti perché la questione Ilva, nei suoi molteplici aspetti, non può più attendere. Confindustria Taranto invece, prima che il confronto al Mise si arenasse, aveva invitato le parti ad un impegno maggiore per superare l’ultimo tornante. Sul quale, però, come si è visto dagli incontri recenti, le parti non si sono nemmeno incamminate. A tutto ciò si aggiunga che il clima “anti Ilva” si appresta a ricevere un’ulteriore spinta dal concerto del 1 maggio a Taranto che torna con nomi di richiamo dopo la sospensione dello scorso anno (a Taranto si votava per le comunali).

Il 1 maggio infatti il comitato dei cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti proporrà dal palco dei dibattiti un accordo di programma per dismettere l’Ilva, risanare e bonificare l’area impiegando gli attuali lavoratori e puntare a nuove attività. Che è un po’ la formula propugnata a livello locale dai Cinque stelle. A questo dibattito del 1maggio è annunciata la presenza di Emiliano mentre l’attore Michele Riondino, tarantino, uno dei direttori artistici del concerto di Taranto insieme a Diodato e Roy Paci, negli ultimi giorni ha rilanciato la necessità di chiudere l’Ilva.

Passano così in secondo piano le notizie, pure salutate positivamente, della rimessa in marcia dal 2 maggio, col ritorno al lavoro di 350 unità oggi in cassa integrazione, del reparto Produzione lamiere 2 perché c’è da fornire 60 mila tonnellate di lamiere per la copertura dei parchi minerali del siderurgico. È bene che un’area della fabbrica, ferma da agosto scorso, torni in attività, ma adesso quello che preoccupa Taranto è cosa accadrà all’Ilva se la trattativa non riprenderà col rischio di allungare o far saltare addirittura l’operazione.

Il rischio riguarda gli investimenti annunciati, lo stato dell’indotto, che segnala nuovi ritardi nei pagamenti, e la condizione di cassa della stessa Ilva che, in mancanza dell’arrivo di Mittal, difficilmente potrà essere sostenibile sino all’estate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: