Ex Ilva, accolto il ricorso: non sarà spento l'altoforno 2 di Taranto

La presa di posizione sull'altoforno 2 è arrivata proprio alla scadenza del termine per il deposito del provvedimento l'ok del Tribunale del Riesame di Taranto alla proroga della facoltà d'uso dell'impianto

L'acciaieria di Taranto

Taranto - L'Afo2 non si spegne e la decisione facilita la strada, anche secondo fonti del Mef, alla trattativa in corso tra ArcelorMittal e il Governo per il rilancio del polo siderurgico tarantino. Trattativa che deve trovare una soluzione entro la fine di gennaio in vista della sentenza del tribunale di Milano fissata per il 7 febbraio. La presa di posizione sull'altoforno 2 è arrivata proprio alla scadenza del termine per il deposito del provvedimento l'ok del Tribunale del Riesame di Taranto alla proroga della facoltà d'uso dell'impianto, che fu sequestrato nel giugno del 2015 dopo la morte dell'operaio Alessandro Morricella. Il collegio di giudici ha accolto l'appello proposto il 17 dicembre nell'interesse dell'Ilva in As, annullando l'ordinanza del giudice monocratico Francesco Maccagnano e assegnando, a decorrere dalla data del 19 novembre 2019, nove mesi per l'attivazione del caricatore automatico nella cosiddetta Macchina a tappare (Mat): 10 mesi per l'attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l'attivazione del caricatore delle aste e sostituzione della Macchina a forare (Maf). Secondo i giudici, «alla luce della "migliore scienza ed esperienza del momento storico" in cui si scrive, il rischio per i lavoratori dell'altoforno 2 deve considerarsi assai ridotto».

Nelle 21 pagine dell'ordinanza, i giudici del Riesame osservano che «può dunque concludersi che nel prossimo anno - secondo la più pessimistica previsione, quella cioè del custode - il rischio per un operatore presente a ridosso del foro di colata di essere interessato da una fiammata (non necessariamente lesiva) è pari a M (moltiplicando per mille volte la cifra di 0,006 si arriva infatti ad annoverare 6 eventi). Il custode aggiunge che tale probabilità sicuramente diminuirà nel futuro quando saranno installate le macchine automatizzate per le operazioni di foratura e tappatura, quelle cioè per cui Ilva chiede la concessione di termine». Il provvedimento del Riesame scongiura il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori paventato da ArcelorMittal nel caso di conferma da parte del Riesame all'ordine di spegnimento dell'altoforno. «Grande soddisfazione» intanto viene espressa «dalla struttura commissariale, che ha sempre mantenuto la sua fiducia nei confronti della magistratura». I sindacati ora auspicano il rientro al lavoro dei 1.273 dipendenti diretti attualmente in Cigo e dei circa 1.600 rimasti in capo all'Ilva in As in cassa integrazione straordinaria per evitare migliaia di esuberi strutturali.

Proprio un gruppo di operai in amministrazione straordinaria (aderenti all'Usb) dalle prime luci del mattino ha occupato la bretella stradale tra il siderurgico ArcelorMittal e la raffineria Eni di Taranto, nei pressi del varco mezzi pesanti, bloccando l'accesso ai cancelli. La protesta riguarda il mancato rifinanziamento dell'integrazione salariale per i cassintegrati.

Oggi è stato anche il giorno del deposito della motivazioni della sentenza del gup di Milano Lidia Castellucci che lo scorso luglio ha assolto «perché il fatto non sussiste» Fabio Riva (uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell'Ilva) da due accuse di bancarotta per il crac della holding Riva Fire che controllava il gruppo siderurgico. Secondo Castellucci, nella gestione dell'Ilva di Taranto da parte della famiglia Riva, tra il '95 e il 2012, la società ha investito «in materia di ambiente» per «oltre un miliardo di euro» e «oltre tre miliardi di euro per l'ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti» e non c'è stato il «contestato depauperamento generale della struttura».

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