Arvedi, 2019 in utile nonostante la crisi dell'acciaio

Roma - Il gruppo siderurgico Arvedi - nonostante l'anno difficile per i mercati globali e per la siderurgia europea che ha condizionato i margini dell'attività - chiude l'esercizio 2019 in utile e con un miglioramento dell'indebitamento finanziario che rispetto al 2018 scende di ulteriori 40 milioni a 540,1 milioni di euro

Roma - Il gruppo siderurgico Arvedi - nonostante l'anno difficile per i mercati globali e per la siderurgia europea che ha condizionato i margini dell'attività - chiude l'esercizio 2019 in utile e con un miglioramento dell'indebitamento finanziario che rispetto al 2018 scende di ulteriori 40 milioni a 540,1 milioni di euro.

Il profitto prima delle tasse del gruppo è pari a 108,4 milioni (269,6 milioni nel 2018) mentre il profitto netto del consolidato 2019 è pari a 56,7 milioni (164,6 milioni nel 2018). Migliora l'indebitamento finanziario netto consolidato che al 31 dicembre 2019 ammonta a 540,1 milioni con una diminuzione di oltre 40 milioni rispetto al precedente esercizio (580,5 milioni), in piena coerenza con il processo di «deleveraging» annunciato nel 2016: «Il gruppo - sottolineano da Arvedi - si è focalizzato su progetti mirati ad incrementare la capacità produttiva degli impianti, a interventi di innovazione tecnologica volti ad assicurare elevati standard qualitativi dei prodotti, massimi livelli di sicurezza per chi vi lavora ed una produzione circolare e ambientalmente sostenibile, come testimoniato dall'ottenimento della prestigiosa certificazione Emas per Acciaieria Arvedi».

Più nel dettaglio, nel 2019 il gruppo ha investito in immobilizzazioni materiali di tutte le società consolidate, 180 milioni di euro, di cui circa 103 milioni riguardanti Acciaieria Arvedi. Nel periodo 2007-2019, Arvedi ha investito complessivamente due miliardi per ammodernare e rilanciare le società del gruppo (di cui 1,3 miliardi riguardanti Acciaieria Arvedi di Cremona).

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