Ex Ilva, Melucci tira dritto: "Al lavoro per poter chiudere le lavorazioni a caldo"

L’Aquila - «Stiamo analizzando tutti i possibili scenari e lavorando perché l’ordinanza sindacale conservi la sua forza nei confronti della tutela della salute dei nostri concittadini». Lo dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, a proposito dell’ordinanza di febbraio 2020 che impone ad ArcelorMittal, ex Ilva, di spegnere gli impianti dell’area a caldo del siderurgico perché inquinanti

L’Aquila - «Stiamo analizzando tutti i possibili scenari e lavorando perché l’ordinanza sindacale conservi la sua forza nei confronti della tutela della salute dei nostri concittadini». Lo dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, a proposito dell’ordinanza di febbraio 2020 che impone ad ArcelorMittal, ex Ilva, di spegnere gli impianti dell’area a caldo del siderurgico perché inquinanti. Dopo che il Tribunale amministrativo di Lecce, sabato scorso, ha confermato l’ordinanza che era stata impugnata sia da ArcelorMittal, gestore in fitto degli impianti, che da Ilva in amministrazione straordinaria, il sindaco ha incontrato dirigenti e tecnici comunali interessati alla questione per un punto di situazione: «Con il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti - dice Melucci a proposito dell’incontro previsto nella prossima settimana - comprenderemo se analogo intendimento sia nelle corde del governo. Continuerò a occuparmi della salute dei tarantini e da questo punto di vista nessuno si attenda cedimenti degli enti locali».

Dopo la sentenza, su questo fronte dell’ordinanza si è avuto uno sviluppo ulteriore al Consiglio di Stato cui ArcelorMittal è ricorsa in appello contro la decisione dello stesso Tar. E il Consiglio di Stato, quarta sezione, ha deciso che ArcelorMittal dovrà aspettare in merito alla pronuncia dei giudici di secondo grado sul ricorso che l’azienda ha presentato in appello. ArcelorMittal che ha presentato in tempi rapidissimi il ricorso ai giudici di Palazzo Spada con l’obiettivo di avere in tempi altrettanto rapidi la sospensiva del Tar, si è vista rinviare ogni decisione all’11 marzo. Sino ad allora, quindi, la situazione resta congelata. Non si avvia, quindi, lo spegnimento degli impianti e la richiesta di ArcelorMittal di stoppare quanto deciso dal Tar, rimane integra.

Luigi Maruotti, presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato, cui il caso è approdato, ha infatti ritenuto che non ci fossero i presupposti per decidere con un decreto monocratico del presidente - come da istanza aziendale - ma che si debba farlo «nella ordinaria sede collegiale», considerate le «delicate questioni controverse tra le parti». Di qui, dunque, la camera di consiglio dell’11 marzo mentre il secondo grado di giudizio sarà definito nell’udienza del 13 maggio. La stessa ArcelorMittal spiega che «il presidente della IV Sezione ha chiarito che allo stato non sussistono ragioni di estrema urgenza di adottare misure cautelari». Maruotti infatti ha scritto che «non risulta e non è stata comprovata la circostanza che, in assenza di immediate misure cautelari, per l’appellante si produrrebbe uno specifico pregiudizio irreparabile, prima della data dell’11 marzo 2021, anche perchè prima di questa data non sarà decorso il primo termine di 30 giorni, con la conseguente insussistenza, prima di essa, dell’obbligo di avviare le operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi».

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