Alimentari e nichel, altalena dei prezzi sui mercati

Rallenta la corsa i prezzi sulle materie prime alimentari, che restano comunque su valori medi nettamente alti a causa delle pesanti sanzioni contro Mosca, che hanno interrotto le esportazioni dalla regione del Mar Nero

Genova - Rallenta la corsa i prezzi sulle materie prime alimentari, che restano comunque su valori medi nettamente alti a causa delle pesanti sanzioni contro Mosca, che hanno interrotto le esportazioni dalla regione del Mar Nero. Nelle ultime settimane le stime delle esportazioni di grano dalla Russia sono calate di tre milioni di tonnellate arrivando a 32 milioni, mentre quelle dall’Ucraina sono state ridotte di quattro milioni di tonnellate. Il prezzo del grano alla Borsa merci di Chicago, quella di riferimento mondiale, ieri si aggirava sui 10,6 dollari per bushel (unità di misura per prodotti aridi e liquidi usata nel mondo anglosassone), ben al di sotto del picco degli ultimi 14 anni a 12,8 dollari toccato nei giorni scorsi, dopo che le prospettive del Dipartimento Usa per l’agricoltura per le forniture mondiali hanno superato le stime grazie a un abbondante raccolto in Australia. In calo anche il costo del mais ieri mattina a 7,37 dollari, che continua comunque a viaggiare vicino ai massimi degli ultimi 10 mesi (7,6 dollari), poiché l’invasione russa dell’Ucraina ha limitato le forniture da due delle più grandi regioni esportatrici del mondo.

Restano alti anche i future sui semi di soia, che a Chicago sono stati scambiati a 16,83 dollari, non lontano dai livelli record di settembre 2012, a causa delle continue interruzioni dell’offerta mentre i pesanti combattimenti continuano in Ucraina e i porti sul Mar Nero restano chiusi. L’Ucraina è uno dei principali fornitori globali di olio di mais e girasole e qualsiasi interruzione della produzione esercita ulteriore pressione su altri cereali e oli vegetali. In aggiunta al tono rialzista, Argentina e Brasile hanno dovuto affrontare una pesante siccità dovuta al Nino, che ha colpito la qualità e la quantità dei raccolti. Intanto sul fronte materie prime si è verificata un’altra interruzione al London Metal Exchange (Lme) delle contrattazioni sul nichel. L’8 marzo, dopo che nella seduta asiatica il prezzo era raddoppiato schizzando sopra i 100 mila dollari a tonnellata, la Borsa dei metalli di Londra ha deciso di sospenderne il trading per garantire un mercato «ordinato» dopo gli aumenti «senza precedenti», a causa delle tensioni geo-politiche con la guerra in Ucraina. Il metallo si era poi stabilizzato intorno ai 48 mila dollari per tonnellata. Il Lme ha dichiarato che avrebbe annullato tutte le transazioni di nichel avvenute l’8 marzo e, dopo il riavvio, il trading avverrà solo in orari europei e con un limite giornaliero del 10% sui movimenti di prezzo.

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