Arquata, addio alla Cementir: si chiudono 64 anni di storia

Giugno sarà l’ultimo mese di lavoro per la ex Cementir di Arquata Scrivia, dopo 64 anni di attività. La costruzione dello stabilimento era iniziata a metà degli anni Cinquanta e si era conclusa nel 1958

Arquata Scrivia - Giugno sarà l’ultimo mese di lavoro per la ex Cementir di Arquata Scrivia, dopo 64 anni di attività. La costruzione dello stabilimento era iniziata a metà degli anni Cinquanta e si era conclusa nel 1958. Una fabbrica costruita dallo Stato, precisamente dall’Iri, in un periodo di grande slancio economico per il Paese. Ad Arquata Scrivia, un crocevia logistico per la presenza della ferrovia e dell’autostrada. Non solo: nella vicina Val Lemme venne aperta la cava di marna del monte delle Rocche, a Voltaggio, coltivata per quasi 40 anni. Nel cementificio sono arrivate a lavorare quasi 700 persone, indotto compreso. Tanti erano arrivati dal Meridione e dal Veneto. Fra questi, ma nelle vesti di dirigente, c’era anche il papà dell’attore Toni Servillo, alla guida del cementificio dal 1959 al 1963.

Alla fine degli anni Ottanta inizia la querelle con Carrosio e Gavi per la nuova cava da attivare sul Monte Bruzeta, sempre a Voltaggio, dove però si trovano le sorgenti degli acquedotti dei due paesi. Negli anni Novanta arriva la privatizzazione, con il passaggio al gruppo Caltagirone, che porta avanti il progetto della cava nonostante l’opposizione della popolazione della Val Lemme e dei Comuni. Nel 2006 la Cementir viene sconfitta al Consiglio di Stato, che annulla l’autorizzazione alla coltivazione della cava. Pochi anni dopo furono gli abitanti delle case intorno al cementificio a far causa, e a vincerla, per via dell’inquinamento provocato dall’avvio del forno nello stabilimento. La crisi si trascina fino al 2017, con l’occupazione della fabbrica contro i licenziamenti.

Le commesse ottenute da parte del consorzio Cociv per i cantieri del Terzo valico non salvano la situazione. Neppure la cessione alla Italcementi, che poi affitta gli impianti alla Buzzi Unicem. Lo scorso anno l’annuncio della chiusura nel 2022: "Il 30 giugno - spiega Rocco Politi, sindacalista della Fillea Cgil - Buzzi consegnerà le chiavi a Italcementi. Parte del personale è stato ricollocato a Trino Vercellese e a Genova mentre circa undici lavoratori sceglieranno in queste settimane cosa fare. Per tutti si tratta comunque di un grosso sacrificio". Cosa ne sarà dello stabilimento? "Ci sono contatti - dice il sindaco di Arquata, Alberto Basso - con ipotetici acquirenti dell’area che possano riassorbire i lavoratori in cassa integrazione in futuro. Come amministrazione comunale auspichiamo che la destinazione sia logistica o commerciale, in modo da arrivare a una bonifica del sito, anche se non è facile poiché proprietà e gestore del cementificio sono due soggetti diversi".

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