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«La corruzione sta uccidendo l’Ucraina»

Milano - «Scarsa trasparenza, enorme corruzione, pessimo ambiente imprenditoriale». Parla Volodymir Vakhitov, docente di economia alla Kiev School of Economics.

di Federico Simonelli

Milano - «Scarsa trasparenza, enorme corruzione, pessimo ambiente imprenditoriale. Sono questi gli elementi che hanno portato l’Ucraina vicino alla bancarotta». Volodymir Vakhitov è docente di economia alla Kiev School of Economics. La situazione economica del Paese è grave, spiega, ma il fatto che una classe politica corrotta sia stata costretta a farsi da parte non potrà che avere degli effetti positivi.

Professore, come sta economicamente l’Ucraina?

«Dire che siamo sull’orlo della bancarotta non è un’esagerazione. Dobbiamo ripagare grosse tranche di debito al Fondo Monetario, alla Russia, e, cosa molto strana che abbiamo scoperto proprio in questi giorni, alla Cina. Più o meno 3 miliardi di dollari alla Cina, tra gli 1,5 e i 2 miliardi alla Russia e una cifra simile all’Fmi. Il tentativo è quello di ottenere un rifinanziamento o uno slittamento dei termini. Al momento sembra che Fmi ed Europa siano intenzionati a fornire dei fondi aggiuntivi all’Ucraina: se questo succederà penso che il rischio di un default del debito possa essere scongiurato, in caso contrario temo di no. In più abbiamo un problema di deficit di bilancio, perché le casse dello Stato sono praticamente vuote, di pagamento del gas russo e di pagamento delle pensioni».

Quali sono le ragioni della crisi economica e debitoria ucraina?

«L’Ucraina è sempre stata molto poco trasparente fino ad oggi. C’era e c’è un’altissimo livello di corruzione a tutti i livelli delle amministrazioni, in particolare nell’amministrazione fiscale. Le imprese sono state spremute il più possibile e in molti casi sono fallite. Giusto per fare un esempio le imprese qui dovevano pagare le tasse sui guadagni futuri e le società di capitale sui dividendi distribuiti. In questo contesto il Paese non ha attratto investimenti, se non quelli in arrivo da Cipro, che però si sono rivelati in molti casi essere semplice riciclaggio di denaro degli oligarchi russi e ucraini».

L’Ucraina viene dipinta in questi giorni come un Paese diviso in due anche dal punto di vista economico tra un Est più ricco e produttivo e un Ovest più povero. È un’immagine corretta?

«No, non del tutto. Nonostante, andando a guardare il contributo regionale al Pil, si scopra che l’economia dell’Est è superiore a quella dell’Ovest, bisogna tener conto del fatto che l’Est riceve sussidi molto consistenti per le sue miniere di carbone e per il settore metallurgico e che quindi queste imprese hanno un vantaggio competitivo. Il settore del carbone riceve qualcosa come 1,5 miliardi di euro di sussidi, che è più di quanto l’intera regione delle miniere, quella di Donetsk, restituisca indietro allo Stato in termini di contributo all’economia. Insomma non direi che il Paese è così diviso, i problemi ci sono sia a Est che a Ovest».

La Russia ha deciso di congelare il prestito da 15 miliardi che aveva promesso all’Ucraina. Quale sarà l’effetto di questa decisone?

«L’accordo fra Ianukovich e Putin è stato totalmente opaco, per cui non sappiamo con precisione quanti soldi siano già arrivati dalla Russia. Per ora si parla di 3 miliardi, non in prestiti diretti, ma in bond ucraini acquistati da Mosca. Per quel che si capisce ora la Russia si rifiuta di acquistare le altre tranche. Parliamo di debito a cortissimo termine. Il resto a quanto si capisce sarebbero dovuti essere sconti sul gas. Al momento paghiamo 450 dollari per 1.000 metri cubi, si sarebbe dovuto scendere a 250-270. Ma questo sconto era, sempre a quanto sembra, rinegoziabile ogni tre mesi, per cui non c’era una vera garanzia. E in ogni caso questi soldi non erano vincolati a riforme, obiettivi, obblighi di ristrutturazione dell’economia, ma semplicemente garantiti da asset. Lo definirei un pessimo accordo. Se arriveranno soldi dal Fondo Monetario e dall’Europa mi auguro che siano vincolati a riforme e obblighi precisi, è una cosa molto importante».

Crede che la fine del governo Ianukovich, le nuove elezioni, aiuteranno l’Ucraina a ricostruirsi? È ottimista?

«Sì, lo sono. Penso che l’amministrazione presidenziale abbia rubato un sacco di soldi. Giusto per fare qualche esempio la famiglia di Ianukovich partecipava massicciamente alle gare per gli appalti statali, vincendoli, spesso, con incrementi di prezzo. Questo chiaramente uccideva la competizione. Ora spero che la leadership del Paese cambi direzione: abbiamo bisogno che l’economia si riprenda, che i soldi statali siano distribuiti più equamente, che si ristabiliscano competizione e competitività»

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