Inchiesta su Carige, Malacalza di fronte ai pm accusa Fiorentino

Genova - L’interrogatorio è avvenuto in segreto nella caserma della Guardia di finanza, e segna una svolta cruciale nell’inchiesta per abuso di mercato aperta nelle scorse settimane su Banca Carige.

di Matteo Indice

Genova - L’interrogatorio è avvenuto in segreto nella caserma della Guardia di finanza, e segna una svolta cruciale nell’inchiesta per abuso di mercato aperta nelle scorse settimane su Banca Carige. Vittorio Malacalza, principale azionista dell’istituto con il 23,95% (autorizzato a salire fino al 28%), è stato sentito una settimana fa per quasi sette ore, in qualità di testimone, da due magistrati e dai militari del nucleo di polizia tributaria. E ha ribadito in primis le perplessità sull’operato dell’amministratore delegato Paolo Fiorentino, ribadendo d’essere stato tenuto più volte «all’oscuro» d’informazioni cruciali e - sempre dal suo punto di vista - rimarcando rapporti «sospetti» dell’ad con Luca Parnasi, il costruttore poi arrestato per la vicenda dello stadio della Roma, che nel capoluogo ligure era andato in cerca d’un maxi-fido mai ottenuto.

Il doppio filone
Contestualmente le Fiamme Gialle, con altri accertamenti, stanno circoscrivendo le modalità con le quali sempre Malacalza il 18 luglio annunciò alla stampa la possibilità d’intraprendere iniziative legali contro i vertici, un’intemerata che non ebbe buone ripercussioni sul titolo e precedette le dimissioni a catena di vari membri del consiglio d’amministrazione.

L’audizione è avvenuta in un momento decisivo per il futuro della Cassa. Ovvero nella fase in cui sono state ufficializzate le liste che si contenderanno il nuovo cda (l’assemblea degli azionisti è prevista per il 20 settembre), la cui composizione ha cristallizzato la presenza di due fazioni prevalenti: Malacalza Investimenti e, sul fronte opposto, l’unione dell’ultima ora tra il finanziere Raffaele Mincione e il petroliere Gabriele Volpi ai quali s’è alleato il terminalista Aldo Spinelli, che propone tra i suoi candidati proprio Fiorentino. Considerato che Mincione è sulla carta al 5,42% ma dato in crescita fino al 9,9%, che Volpi supera il 9% e Spinelli rasenta l’1%, ecco che con qualche ulteriore colpo di scena il gruppo potrebbe attestarsi intorno a un 20% pieno, profilandosi come un competitor di fatto e non soltanto simbolico. È notorio poi che Mincione punti sulle aggregazioni, linea sostenuta dal manager Fiorentino, mentre Vittorio Malacalza insiste sulla necessità di tenere Carige aderente al territorio.

Le fazioni e il nuovo cda
L’indagine penale va insomma di pari passo con la contesa per la supremazia all’interno della banca. E gli inquirenti, sebbene in presenza d’un solo fascicolo per ora a carico d’ignoti, lavorano su due filoni. Da una parte sull’ipotesi che ci siano state manovre anomale nella formazione delle alleanze, e qui evidentemente Malacalza ricopre il ruolo dell’accusatore; dall’altra nella convinzione che alcune “sparate” sui giornali abbiano destabilizzato, non si sa se in maniera dolosa o colposa, equilibri già precari dopo le reiterate contestazioni della Bce, danneggiando così titolo, risparmiatori e piccoli azionisti. Ed è chiaro che questa branca di accertamenti vede Malacalza in una posizione più complessa, avendo lui annunciato la concreta possibilità di presentare un esposto che poi non ha presentato.Davanti al procuratore aggiunto Francesco Pinto e al sostituto Marcello Maresca, il primo azionista ha premesso d’essere entrato in Carige «per il bene della banca», ma di essersi allontanato in modo sempre più sostanziale dall’amministratore delegato, che a suo parere avrebbe «prediletto» una parte a scapito di un’altra. Quando queste accuse erano state lanciate in modo meno circostanziato tramite i media, Fiorentino le aveva sempre respinte, aggiungendo di non aver mai sponsorizzato Parnasi. Alessandro Vaccaro, legale di Malacalza, al momento replica con un «no comment».

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