Bio-on, ascesa a caduta di una stella della finanza: la società è stata dichiarata fallita

A segnare l'inizio della fine di Bio-on - facendo finire nei guai il fondatore e presidente del cda, Marco Astorri e i vertici del gruppo - è stato, lo scorso 24 luglio un report pubblicato dal fondo americano Quintessential

MARCO ASTORRI

Bologna - Solo pochi mesi fa era la regina dell'Aim - il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole imprese - su cui, nel luglio del 2018 era arrivata a toccare una quotazione di 70 euro, suo massimo storico, e a raggiungere una capitalizzazione di 1,3 miliardi di euro. Ieri - con sentenza numero 137/19 - il Tribunale di Bologna ha dichiarato il fallimento di Bio-on, società di bioplastiche emiliana che ha visto azzerati i suoi vertici societari sulla scia di un'inchiesta aperta dalla Procura di Bologna con l'accusa di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato.

Nell'aprire il fallimento il Tribunale - che ha nominato giudice delegato Fabio Florini e curatori fallimentari Antonio Gaiani e Luca Mandrioli, già amministratore giudiziario dell'azienda - ha disposta la continuazione temporanea dell'attività economica d'impresa autorizzando l'esercizio provvisorio così da preservare la continuità aziendale per evitare che venga dissolta l'organizzazione produttiva nelle sue componenti di occupazione, tecnologiche e di avviamento. Una decisione affiancata dall'impegno della curatela, spiegano gli stessi Gaiani e Mandrioli in una nota, di «attivarsi quanto prima al fine di presentare la domanda di Intervento Straordinario di Integrazione Salariale per crisi aziendale» visto che «stante, a tutt'oggi, la mancata disponibilità da parte del sistema bancario a concedere nuova finanza sebbene assistita dalla garanzia della prededuzione, il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti di prossima scadenza potrà essere reso possibile solo a seguito dell'incasso dei crediti di futura esigibilità».


Quadro ben poco edificante per l'impresa bolognese, sbarcata sull'Aim nel 2014 e considerata una stella nel firmamento delle realtà hi-tech grazie alla produzione di bioplastiche innovative e divenuta ben presto protagonista di una corsa a perdifiato che sembrava non avere confini. Invece a segnare l'inizio della fine di Bio-on - facendo finire nei guai il fondatore e presidente del cda, Marco Astorri e i vertici del gruppo - è stato, lo scorso 24 luglio un report pubblicato dal fondo americano Quintessential in cui la si accusava di essere "una nuova Parmalat a Bologna e un castello di carte destinato al collasso totale". Parole che avevano generato - per giorni - un fitto "batti e ribatti" a suon di comunicati tra la stessa Bio-on e il fondo statunitense e spinto a muoversi la Procura di Bologna con le indagini della Guardia di Finanza a scoperchiare diverse irregolarità nella formazione dei bilanci e nell'informazione societaria riportata al mercato, con particolare riferimento ai ricavi e al livello di produzione dichiarati. Da lì in poi, l'azzeramento dei vertici aziendali, la nomina di un amministratore giudiziario a guidare la società e l'apertura di un tavolo di crisi, i timori degli azionisti di minoranza ed ex azionisti "traditi" e, ora, la dichiarazione di fallimento del Tribunale di Bologna e l'esercizio provvisorio per cercare di salvare il futuro della star delle bioplastiche e dei suoi lavoratori.

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