Vittime civili e incubo terrorismo, in Libia torna lo spettro della guerra / FOCUS

Le Nazioni Unite hanno lanciato l'allarme per la condizione dei civili: quest'anno ne sono stati uccisi 284 e almeno 363 feriti, ai quali si aggiungono decine di vittime tra i ranghi militari del governo di unità

Un attacco terroristico a Tripoli

di Ansa

Tripoli - Ore cruciali in Libia, con l'Onu, l'Ue e l'Italia in prima linea nel tentativo di far tacere le armi e tornare ad una parvenza di stabilità del Paese, dove il «rischio maggiore», ha avvertito il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, è la recrudescenza «del terrorismo».

Le Nazioni Unite hanno lanciato l'allarme per la condizione dei civili: quest'anno ne sono stati uccisi 284 e almeno 363 feriti, ai quali si aggiungono decine di vittime tra i ranghi militari del governo di unità guidato da Fayez al Sarraj e quelle ostili e ribelli del maresciallo Khalifa Haftar. E nel quadro di conflitto armato, riesploso con forza il 4 aprile scorso dopo l'inizio dell'offensiva del maresciallo per «liberare Tripoli», resta vivo il dramma dei migranti in un Paese «che ovviamente - afferma l'Onu - non può essere considerato in nessun modo come un porto sicuro per lo sbarco». L'Italia lavora «incessantemente» perché in Libia «si possa arrivare ad una tregua, ad un cessate il fuoco, e poi ad un processo diplomatico e democratico che porti stabilità nella regione», ha detto Di Maio nella base libanese di Shamaa, in visita al comando del contingente italiano della missione Unifil. «Stiamo lavorando a sostegno della missione dell'Alto rappresentante Ue e per la preparazione della Conferenza di Berlino», ha aggiunto Di Maio. Nel Paese è in corso una «proxy war», una guerra per procura, con un forte rischio per la presenza di «cellule terroristiche», ha poi avvertito il ministro degli Esteri, che in giornata ha avuto un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa Mike Pompeo dopo la recente missione a Tripoli e Bengasi.

Sul fronte militare, le forze di Haftar hanno prolungato fino alla mezzanotte di mercoledì l'ultimatum di tre giorni alle forze militari di Misurata per ritirarsi da Tripoli e Sirte. Il primo ultimatum scadeva alla mezzanotte di domenica. I militari di Haftar hanno poi lanciato un monito contro l'uso di aerei commerciali di linea per il trasporto di rifornimenti militari, minacciando di «abbattere ogni velivolo sospetto». Mentre il cargo sequestrato al largo delle coste di Derna con un equipaggio turco è stato rilasciato oggi: «A bordo non sono state trovate armi», hanno riferito le forze di Haftar, secondo le quali i rifornimenti militari turchi sono già in fase avanzata. Accuse speculari arrivano da Tripoli, dove il ministro dell'Interno, Fathi Bashagha, ha denunciato che sui fronti caldi a guidare l'offensiva di Haftar ci sono «truppe russe con tecnologia avanzata».

Quelli che appaiono gli attori principali dell'attuale fase nel conflitto libico, Turchia e Russia, schierati nel Paese su fronti opposti, hanno fatto il punto su Libia e Siria nel corso di un colloquio telefonico tra i ministri Mevlut Cavusoglu e Serghei Lavrov. In un quadro che appare sempre più a rischio di un'imminente e tragica escalation, l'Unione Europea ha reiterato il suo appello al dialogo e alla cessazione delle ostilità tra le parti libiche e ammonito che «tutti i membri della comunità internazionale dovrebbero osservare e rispettare l'embargo sulle armi dell'Onu».

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