La Bce raffredda gli entusiasmi: "Eurozona, ripresa ancora lontana"

Per il 2020 la crescita del Pil è stata limata a 1,1% (da 1,2% visto in precedenza) e confermato il +1,4% per il 2021 e 2022

Christine Lagarde

Francoforte - Per l'Eurozona ancora nessun segnale di ripresa all'orizzonte. La crescita resta debole ma si intravedono «i primi segnali di stabilizzazione del rallentamento economico e di lieve incremento dell'inflazione di fondo». È uno scenario ancora pieno di incertezze quello tratteggiato nel Bollettino economico della Bce in cui si riscontra un «quadro complessivo dei rischi per l'attività economica internazionale che continua a rimanere orientato al ribasso», con l'ennesimo appello ai Governi con margini di bilancio, Germania in primis, a fare di più per supportare la crescita.

Per il 2020 la crescita del Pil è stata limata a 1,1% (da 1,2% visto in precedenza) e confermato il +1,4% per il 2021 e 2022. Più fosche le previsioni emerse dal sondaggio condotto dal Financial Times fra 34 economisti: l'economia dell'Eurozona rallenterà nel 2020 per il terzo anno consecutivo con la crescita che potrebbe scendere sotto l'1%, il tasso più lento da sette anni a questa parte. A frenare l'economia saranno prevalentemente l'instabilità politica, le tensioni commerciali e le difficoltà nel settore automobilistico. Per Lucrezia Reichlin, professore di economia presso la London Business School, anche i «rischi politici» in Italia potrebbero giocare un ruolo significativo nel rallentamento economico, accanto alle tensioni tra Usa e Cina sui dazi e alla Brexit.

Per aiutare l'economia, Francoforte continua a promettere una politica monetaria «altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo» e non esclude ulteriori interventi in caso di necessità. Invita i governi virtuosi con margini di bilancio «ad agire in maniera efficace e tempestiva» e ad aumentare gli sforzi «a favore della crescita», mentre lancia l'ennesimo richiamo a Roma e agli altri governi di Paesi con un debito pubblico elevato a «perseguire politiche prudenti e conseguire gli obiettivi di saldo strutturale». L'Italia, in particolare, viene bacchettata con Belgio, Spagna e Francia per non aver «ancora avviato un costante percorso di riduzione» del debito. Dai grafici del Bollettino Bce emerge che nel 2020 il rapporto debito/Pil dell'Italia è superiore al 135% e che lo scostamento rispetto all'aggiustamento strutturale richiesto dal Patto di Stabilità e Crescita è il più ampio fra i partner Ue che non riusciranno a centrare l'obiettivo. Primato negativo anche per lo spread tra il nostro Btp e il Bund.

La Bce rimarca che il differenziale «si è ampliato in misura significativa, di 27 punti base, arrivando a 1,43 punti percentuali, principalmente di riflesso all'intensificarsi di tensioni politiche interne che non hanno avuto effetti di propagazione su altri Paesi dell'area dell'euro». Per Spagna e Francia lo spread con il Bund si è allargato rispettivamente solo di 7 e 1 punto base, mentre in Portogallo si è ridotto di 4 punti base.

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