Banca Carige, i fondi rinunciano al posto in cda

Dicembre è stato un mese complicato per gli ormai meno di 3.800 dipendenti del gruppo. Sono state chiuse 45 filiali e si è perfezionata l’ultima tranche (250) di uscite volontarie

L'assemblea dei soci dello scorso settembre

di Gilda Ferrari

Genova - Cresce l’attesa per l’elezione del cda che sancirà l’uscita di Carige dal commissariamento di Bce. Nominati da Francoforte a gennaio 2019, Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener lasceranno Genova il 31 gennaio, dopo che l’assemblea dei soci avrà eletto i 9 componenti del consiglio. Il faro è puntato sull’unico posto del board rimasto libero, sulle prime mosse del nuovo ad Francesco Guido e sul ritorno del titolo in Borsa. il prossimo cda Le liste per la formazione del consiglio devono essere presentate entro l’Epifania. Ad oggi è nota quella del nuovo azionista di maggioranza, il Fondo Interbancario, che esprime 8 consiglieri su 9 totali. Il fatto che un posto sia ancora libero lascia intendere che almeno una lista di minoranza dovrebbe essere depositata: potrebbe presentarla la famiglia Malacalza, che non avendo partecipato all’ultimo aumento di capitale si è diluita dal 27,6% al 2%; oppure Cassa Centrale Banca (8%), il nuovo partner industriale al quale è riservata un’opzione di acquisto sulle quote del Fitd esercitabile tra la metà del 2020 e la fine del 2021. Per presentare la lista per il consiglio è necessario detenere almeno un 1% del capitale.

Per la prima volta nella storia della banca ligure, gli investitori istituzionali non hanno interesse a indicare amministratori. Stando a quanto ricostruito, i fondi non avranno rappresentanti in consiglio. Secondo quanto risulta al Secolo XIX, Assogestioni non presenterà la lista. «Poiché sotto una certa soglia non vi è obbligo di comunicazione - spiega una fonte finanziaria - è difficile stabilire se i fondi detengano una quota maggiore o minore dell’1 per cento». Quel che invece è certo, precisa un’altra fonte finanziaria, «è che i fondi questa volta non hanno chiesto ad Assogestioni di preparare la lista per il consiglio». «L’adesione degli investitori istituzionali all’aumento di capitale dei commissari è stata modesta - rivela una fonte vicino al dossier -. Il piano industriale non ha convinto». Il prossimo capo azienda e il presidente del cda saranno espressione del Fondo Interbancario, salito a ridosso dell’80% dopo aver sottoscritto gran parte dell’ultimo aumento di capitale da 700 milioni. Oggi il Fitd è primo azionista con larga maggioranza e in quanto tale esprime 8 consiglieri su 9, ad e presidente inclusi.

I nomi dei prescelti sono noti. Francesco Guido, ex direttore generale del Banco di Napoli confluito in Intesa, si avvia verso la carica di ad; Vincenzo Calandra Bonaura, ex vicepresidente di Unicredit, sarà presidente. Gli altri consiglieri sono Miro Fiordi (ex Creval), Lucia Calvosa (ex Tim), Angelo Barbarulo (ex Mps), Sabrina Bruno (Università della Calabria) e Francesco Micheli (ex Intesa). L’ottavo nome, femminile, sarà indicato a breve poiché una candidata ha dovuto rinunciare all’incarico. La lista del Fitd non è stata concertata con Ccb: alcune fonti sostengono che i prescelti godano del gradimento di Trento, altre fonti non escludono che le holding decida di indicare un proprio consigliere. In molti notano l’uscita di Genova dal board. Alcuni auspicano che l’ultima poltrona possa essere assegnata a una figura capace di rappresentare il territorio e i vecchi azionisti: «Potrebbe presentare la lista Malacalza», ipotizza una fonte. Interpellata a questo proposito, Malacalza Investimenti non commenta.

Le mosse del prossimo ad
Dicembre è stato un mese complicato per gli ormai meno di 3.800 dipendenti del gruppo. Sono state chiuse 45 filiali e si è perfezionata l’ultima tranche (250) di uscite volontarie negoziate con l’ex ad Fiorentino, mentre 400 lavoratori sono trasferiti a valle delle chiusure degli sportelli. In ambienti sindacali c’è attesa per le prime mosse di Guido: «Ci aspettiamo un nuovo piano industriale entro l’estate», dice una fonte. Che la banca potrebbe avere necessità di un nuovo piano industriale è stato scritto anche sul prospetto informativo dell’aumento di capitale. Nel sindacato l’attenzione resta alta sul wealth management, poiché la clientela private è considerata l’ultimo asset della banca, dopo che negli anni sono state cedute la Sgr, le compagnie assicurative, il credito al consumo, i crediti problematici e l’Ict. Già ora è prevista la esternalizzazione di nuove attività: sicurezza, leasing, alcune attività di backoffice ancora da definire. L’accordo sottoscritto tra commissari e sindacati prevede che la riorganizzazione del wealth management non implichi il trasferimento dei depositi né il distacco di lavoratori alla Ponti.

Il titolo
La soglia del flottante al 10% è stata superata perciò il titolo potrà essere riammesso alle negoziazioni. La decisione spetta a Borsa Italiana e Consob. Ai piccolissimi azionisti che hanno votato l’aumento di capitale sono già state assegnate le azioni gratuite offerte dallo Schema Volontario del Fitd, ma l’associazione presieduta da Silvio De Fecondo ha scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere un riconoscimento a fronte dei 4 aumenti di capitale sostenuti negli ultimi anni e delle forti perdite patite. —

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