Autostrade, Conte: "Ci sono state negligenze imperdonabili"

Ma M5S e Pd sembrano ancora divisi sul tema e se Conte vorrà prima vedere singolarmente ciascuna forza della maggioranza è probabile che arrivi in fretta febbraio prima di una decisione finale

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Genova - Tra i dossier caldi del Governo nel 2020 c'è sicuramente Autostrade e l'intenzione è di chiuderlo a breve ma anche di non provocare fratture politiche. Intanto il nervosismo in Borsa continua a far bruciare capitalizzazione ad Atlantia che oggi, pur tra scambi contenuti in un clima ancora di festività, ha chiuso in calo dello 0,74% a 20,20 euro. Sulle ipotesi di revisione delle concessioni autostradali, e dopo il taglio del rating da parte di Moody's, il titolo ha bruciato da inizio anno circa 361 milioni di euro di capitalizzazione, arrivando a quota 16,7 miliardi (ma nelle quattro sedute precedenti al 30 dicembre aveva bruciato già 1,74 miliardi).

«Stiamo per chiudere questo dossier» ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha sul suo tavolo i risultati dell'istruttoria su Autostrade. «Giunti a questo stadio di analisi è evidente che qualcuno ha sbagliato e ha commesso negligenze gravi e imperdonabili» attacca in un'intervista a Repubblica, ma non arriva all'affondo. «È evidente che a fondamento di tale decisione ci dovranno essere valutazioni tecnico giuridiche sull'inadempimento del concessionario. Solo così rispetteremo la memoria delle vittime della tragedia del ponte Morandi e garantiremo la tutela degli interessi pubblici» spiega e conclude: «Ci confronteremo nella maggioranza perché tutti siano coinvolti nella dimensione politica della decisione finale».

Ma M5S e Pd sembrano ancora divisi sul tema e se Conte vorrà prima vedere singolarmente ciascuna forza della maggioranza è probabile che arrivi in fretta febbraio prima di una decisione finale. Aspi (Autostrade per l'Italia) è determinata a opporsi con ogni mezzo legale alla revoca mentre è disponibile al negoziato per cambiare i termini della concessione, sbloccando 10 miliardi di investimenti, destinando ulteriori risorse a Genova e andando incontro alle esigenze dei pendolari sulle tariffe. L'amministratore delegato Roberto Tomasi tenta la carta del dialogo e lo fa sottolineando che la posta in gioco è molto alta: cioè il rischio fallimento. Nel mirino c'è l'articolo 35 del Milleproroghe, che allarma non solo Aspi ma tutte le concessionarie e di fronte al quale il cda di Autostrade, riunitosi venerdì, ha confermato la posizione già espressa il 22 dicembre: se non sarà fatto un passo indietro, si andrà alla risoluzione automatica della Convenzione unica e ricorda come già nel 2006 l'Ue abbia sancito che i contratti di concessione non sono modificabili in modo unilaterale.

Aspi, sapendo di contare su un indennizzo di 23 miliardi, ha aperto linee di credito per 10,5 miliardi con Cdp, Bei e i principali istituti finanziari del Paese, oltre ad un bond per finanziare investimenti in mano a 17 mila obbligazionisti. In caso di revoca, che prevede un taglio dell'indennizzo a 7 miliardi, non potrebbe rimborsarli. La revoca avrebbe inoltre «gravi» conseguenze anche per «decine di migliaia di risparmiatori, oltre che per 7 mila dipendenti e per l'indotto», come ha avvertito Tomasi, che quindi auspica «una giusta soluzione negoziale».

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