Le tensioni Usa-Iran minacciano la già debole ripresa europea

L'indice dei prezzi dovrebbe attestarsi all'1,3% nell'Ue a 19 quest'anno per poi rallentare di un decimo di punto il prossimo. La previsione si basa su un Brent a 65 dollari a barile

La protesta di un gruppo di cittadini a Nuova Delhi contro gli Usa dopo l'uccisione di Qasem Soleimani

New York - La crescita per la zona euro si manterrà sullo zero virgola anche nei prossimi trimestri, ma ogni previsione diventa più difficoltosa dopo gli attacchi in Medio Oriente tra gli Usa e l'Iran. Il riflettersi delle tensioni sulle quotazioni del petrolio potrebbe muovere un'inflazione stimata finora come moderata e cambiare così le carte in tavola. Gli Istituti statistici di Germania, Francia e Svizzera sono d'accordo nel considerare le tensioni esplose tra Washington e Teheran come il principale fattore di rischio in uno scenario che comunque non va oltre l'indicazione di una crescita «moderata» per l'area della moneta unica, allo 0,3% sia nell'ultimo trimestre del 2019 che nella prima metà del 2020. Insomma proprio quando alcuni elementi «di incertezza sembrano essersi leggermente attenuati, nuovi rischi stanno emergendo», si legge nell'Eurozone economic outlook di Ifo, Istat e Kof. Il report congiunto infatti spiega come «i primi segni di un allentamento della tensione nella guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e una maggiore certezza sulla Brexit potrebbero rappresentare uno stimolo per la domanda».

C'è da riattivare il motore inceppato dell'industria. Missione ardua se a tirare non c'è la locomotiva tedesca. E a riguardo arrivano come una doccia gelata i dati sulle commesse in Germania, calate a dispetto delle attese dell'1,3% a novembre. L'Outlook punta almeno su una stazionarietà della produzione, che permetterebbe la lieve accelerazione del Pil a livello Ue, dallo 0,2% allo 0,3%. Per ora l'indice sulla fiducia nell'economia misurato da Bruxelles, l'aggiornamento è a dicembre, resta sostanzialmente stabile. Gli operatori stanno dunque alla finestra mentre diventa sempre più evidente il supporto dei consumi alla crescita. Almeno finché c'è un mercato del lavoro che gioca a favore. Il tedesco Ifo, l'Italiano Istat e lo svizzero Kof vedono poi Pil e inflazione camminare agli stessi ritmi «moderati». L'indice dei prezzi dovrebbe attestarsi all'1,3% nell'Ue a 19 quest'anno per poi rallentare di un decimo di punto il prossimo. La previsione si basa su un Brent a 65 dollari a barile. E il petrolio dopo essere volato in alto con il Brent fin sopra i 70 dollari è poi nettamente ridisceso. Non c'è però solo la situazione medio orientale a procurare incertezza.
«In Francia - è l'avvertimento - i recenti scioperi nei trasporti pubblici e in altri segmenti del settore pubblico potrebbero portare ad una crescita più debole nella seconda maggiore economia dell'area».

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