Mediobanca, Del Vecchio non ha ancora chiesto di salire oltre il 10%

A fare il punto sulla presenza del numero uno di Essilor Luxottica in Piazzetta Cuccia e, a cascata, sulla partecipata Generali, della quale l'imprenditore ha il 3,2%, è stato il ministro per i rapporti col Parlamento, Federico D'Incà

Leonardo Del Vecchio

Milano - A quattro mesi dal blitz in Mediobanca Leonardo Del Vecchio non ha ancora chiesto alla Bce il via libera per superare la soglia del 10% e puntare al 20%. E con la quota attuale non può da solo cambiare il Cda o nominare l'amministratore delegato. A fare il punto sulla presenza del numero uno di Essilor Luxottica in Piazzetta Cuccia e, a cascata, sulla partecipata Generali, della quale l'imprenditore ha il 3,2%, è stato il ministro per i rapporti col Parlamento, Federico D'Incà. Con in mano gli elementi forniti dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, D'Incà per la prima volta ha dato risposta, a nome del governo, a una interrogazione, presentata dal deputato di Forza Italia Mauro D'Attis, sugli interrogativi sollevati dall'ingresso di Delfin col 6,9% a settembre e dalla successiva salita a novembre al 9,9% in occasione dell'uscita di Unicredit dal capitale della banca. «Ad oggi Delfin non ha presentato alcuna istanza formale alle competenti autorità di vigilanza volta ad accrescere la propria interessenza in Mediobanca sopra la soglia autorizzativa vigente pari al 10%», ha affermato il ministro in un question time.

«Il possesso delle due partecipazioni certamente legittima il signor Del Vecchio a presentare una lista di candidati per le elezioni dei rispettivi Cda. È invece circostanza del tutto diversa riuscire a ottenere il voto favorevole da parte di un numero sufficiente di azionisti sulla lista di candidati presentata», ha poi osservato D'Incà sul tema della governance sottolineando che «le dimensioni dei pacchetti azionari detenuti da Delfin unitamente alle caratteristiche dell'azionariato delle due società non consentono a priori, in assenza di accordi con gli altri azionisti o al loro sostegno, di nominare in autonomia la maggioranza dei consiglieri di amministrazione e gli amministratori delegati». Quest'anno in Mediobanca si gioca la partita del rinnovo del board all'assemblea di ottobre che potrebbe passare dalla modifica dello statuto nei punti che impongono di scegliere l'ad fra i dirigenti dell'istituto, come è il caso di Alberto Nagel.
L'idea piace anche a un socio storico, Ennio Doris (Mediolanum), sostenitore di Nagel. Ma non risultata essere stata proposta da Del Vecchio né discussa fra gli altri azionisti. La prima occasione, nel caso, per farlo è la riunione del patto light, attesa nella seconda metà del mese prossimo dopo il Cda del 6 febbraio sulla semestrale.

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