Confindustria, si aprono i giochi per la presidenza nazionale

C'è chi avverte di non sottovalutare le chance del presidente di FederLegnoArredo, Emanuele Orsini, mentre l'attenzione è puntata anche sulle mosse del bresciano Giuseppe Pasini e del triestino Andrea Illy

Vincenzo Boccia e Giovanni Mondini

Roma - La partita per la presidenza di Confindustria si aprirà ufficialmente giovedì con la nomina della Commissione di Designazione, i "saggi" che riceveranno le candidature e che sonderanno il clima nel sistema di rappresentanza degli industriali per far emergere il consenso su eventuali altri nomi. Partirà così l'iter che porterà a fine marzo alla designazione del futuro presidente, poi all'elezione all'assemblea di maggio. Passa così in chiaro, almeno nel dibattito interno (con cinque settimane di consultazioni), il gioco delle alleanze che al momento sembra lasciare i giochi ancora aperti.

Non è una novità che l'attesa sia concentrata su cinque probabili candidati anche se, nel rispetto delle rigide regole confindustriali, ancora nulla è ufficiale. Li conferma indirettamente la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli: «Siamo in contatto diretto, settimanalmente, con tutti questi cinque nomi», dice. Sono il leader di Assolombarda Carlo Bonomi e l'attuale vicepresidente Licia Mattioli che le voci di via dell'Astronomia accreditano per una ipotetica sfida finale a due. Ma c'è chi avverte di non sottovalutare le chance del presidente di FederLegnoArredo, Emanuele Orsini, mentre l'attenzione è puntata anche sulle mosse del bresciano Giuseppe Pasini e del triestino Andrea Illy. Lontano dal tema elezioni, ancora "vietato" dalle liturgie di via dell'Astronomia su cui vigilano con severità i probiviri, resta viva l'attenzione degli industriali sulle sfide per il Paese e per una economia in sofferenza. Ne parla Carlo Bonomi, con una stoccata alla «politica assente» dal dibattito. E ne parla Licia Mattioli con un allarme sui «rischi di una escalation» per dazi e sanzioni commerciali.

Dal forum di Davos il presidente di Assolombarda sottolinea la presenza delle imprese per «riportare l'Italia a parlare del futuro della manifattura visto che la nostra politica non se ne occupa. Abbiamo un Paese inchiodato alle elezioni in Emilia-Romagna mentre il mondo corre», «una follia». La percezione, nel contesto del World Economic Forum è di «una attenzione molto alta sull'imprenditoria italiana, purtroppo superiore a quella che è la considerazione del Paese». Gli imprenditori «hanno dimostrato di saper reagire» ma «il sistema Paese non ci viene dietro, non ci aiuta. Anzi, ci penalizza»; «Per una questione di dividendo elettorale sta tornando un forte clima anti-industria», e «due leggi di bilancio hanno bruciato miliardi senza pensare alla crescita. C'è delusione, rabbia». Licia Mattioli, presente all'assemblea di Confindustria Genova, avverte che la guerra dei dazi richiede «cautela e massima attenzione» nei rapporti internazionali «rifuggendo sempre da tendenze protezionistiche che porterebbero il Paese indietro di decenni», e sottolinea che «abbiamo bisogno di più Europa, per poter davvero parlare da pari a pari con i grandi player globali», con una unità non solo monetaria e doganale: «dobbiamo aggiungere l'unità economico-finanziaria, fiscale e della difesa, senza dimenticare gli aspetti sociali». Sottolinea poi l'importanza di colmare il «divario enorme» tra la formazione dei giovani e le necessità delle aziende. E per difendere le potenzialità delle nostre «eccellenze», avverte, «bisogna rimuovere tutti quegli ostacoli che rendono il nostro sistema inadatto a competere sui mercati globali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA