Polo bancario del Sud, dentro non c'è solo Pop Bari

Roma - Una nuova società, a capitale misto pubblico-privato, che raccolga sotto di sé non solo Popolare Bari ma anche altre piccole banche del Sud

Roma - Una nuova società, a capitale misto pubblico-privato, che raccolga sotto di sé non solo Popolare Bari ma anche altre piccole banche del Sud.

Sarebbe questo il progetto del governo per risollevare l’istituto pugliese, confermato indirettamente dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha parlato della nascita di un «grande polo per il sostegno allo sviluppo» senza replicare però l’esperienza della Cassa del Mezzogiorno.

La cornice normativa per realizzare il progetto di un nuovo polo bancario è contenuta nel decreto che stanzia fino a 900 milioni per la ricapitalizzazione del Mediocredito Centrale controllato da Invitalia.

Decreto, all’esame del Senato per il via libera definitivo, che prevede appunto la possibilità di scissione di Mcc con la creazione di una nuova società, cui assegnare le acquisizioni, a partire da Pop Bari, ma aperta anche ad altre fusioni: «Vogliamo anche i privati» ha assicurato il titolare del Mef, spiegando che in quest’ottica le risorse pubbliche potrebbero essere utilizzate solo in parte. Il punto di arrivo dovrebbe essere quindi la nascita di un soggetto in grado di stare da solo sul mercato e prevenire le crisi degli istituti minori.

Il piano prevede l’aggregazione di altre banche del Mezzogiorno che già versano in condizioni difficili o comunque siano esposte alla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei gruppi maggiori e dell’evoluzione tecnologica.

Fra i nomi che circolano ci sono la Banca Agricola Popolare di Ragusa, alle prese con una pesante eredità di crediti deteriorati, Popolare Sant’Angelo e Popolare Vesuviana, ma l’elenco non è né certo né esaustivo.

L’aggregazione sarebbe agevolata da due fattori: il decreto della scorsa estate che prevede facilitazioni fiscali per le imprese che si fondono nel Mezzogiorno e la presenza dello Stato nel capitale.

Diversi gli ostacoli da superare: dalla stessa resistenza delle banche locali a fondersi in un soggetto controllato dallo Stato, ai possibili rilievi di Antitrust Ue o Bce di fronte al ritorno dello “Stato banchiere”.

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