Il Pil spacca il Nord Italia: l'Est corre il doppio dell'Ovest

Se l'Italia ha totalizzato un +0,8% nell'anno è solo merito dell'Emilia Romagna, del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e dell'Alto Adige. Il Nord Est mette a segno infatti un +1,4%. Il ritmo di crescita risulta dimezzato e quindi anche inferiore alla media nazionale sia nel Nord Ovest che nel Centro

Operai dell'acciaieria di Genova Cornigliano

di Marianna Berti / Ansa

Roma - L'Italia del Pil è divisa in due, il Centro Nord avanti e il Mezzogiorno indietro. Lo dicono i numeri dell'Istat e stavolta anche le parole. Lo stesso Istituto in testa al report sui conti economici territoriali definisce «ampio il divario di crescita economica» tra i due blocchi. Ma il rallentamento subito dall'economia già nel 2018 ha generato anche altre fratture. Il Nord si spacca, con l'Est che corre il doppio dell'Ovest. Segno probabilmente della difficoltà della grande industria, mentre i distretti riescono a spuntarla. Il Sud, invece, in attesa di un piano di rilancio, resta al palo. Nel Meridione a crescere è solo il "nero".

La fotografia dell'Istat restituisce un Paese frammentato in termini di Prodotto lordo. Con tutto ciò che il Pil si porta dietro. Se l'Italia ha totalizzato un +0,8% nell'anno è solo merito dell'Emilia Romagna, del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e dell'Alto Adige. Il Nord Est mette a segno infatti un +1,4%. Il ritmo di crescita risulta dimezzato e quindi anche inferiore alla media nazionale sia nel Nord Ovest che nel Centro (+0,7%). Ancora peggio fa il Mezzogiorno (solo +0,3%). Passando ai dati relativi alle singole regioni qualche sorpresa però c'è. "Best performer" sono Marche e Abruzzo. Sicuramente c'è un effetto rimbalzo post-sisma. Si tratta infatti delle aree colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. Arranca invece la Lombardia. Un indebolimento questo che si fa sentire su base nazionale. Tuttavia se si rapporta il Pil al numero di abitanti, allora Piemonte, Lombardia, Liguria e Val d'Aosta ancora svettano. Il Pil procapite vede in cima alla graduatoria l'area del Nord Ovest con un valore in termini nominali di oltre 36mila euro, quasi il doppio di quello del Mezzogiorno, pari a circa 19mila euro, stima l'Istat. Lo stesso vale se si circoscrive il conto al reddito. I guadagni dei più ricchi superano del 60% quelli dei più poveri. E i primi sono sempre i residenti del versante occidentale mentre i secondi sono i meridionali. Scendendo nel particolare, al top, ma l'aggiornamento non va in questo caso oltre il 2017, c'è la Provincia autonoma di Bolzano, seguita da Emilia-Romagna e Lombardia.

La Calabria chiude la graduatoria, preceduta da Campania e Sicilia. Non c'è quindi da stupirsi se a spendere di più sono sempre le famiglie del Nord. Nel meridione le uscite per consumi sono inferiori di quasi un terzo a paragone con i livelli di esborso dell'Italia Centro-settentrionale. C'è, però, un fronte che vede pressoché allineato tutto il Paese: è il lavoro. Sull'occupazione lo scarto è di misura. La crescita media è dello 0,9%, un pò sopra va il Nord Est (+1,1%) e un pò sotto il Sud (+0,7%). Ma c'è anche un'economia che sfugge, che l'Istat chiama «non osservata». È il frutto del sommerso e delle attività illecite.

Qui le classifiche si invertono e a primeggiare è il Mezzogiorno. Un'area nera e grigia che al Sud rappresenta il 19,4% del complesso del valore aggiunto. Un'incidenza «molto alta», sottolinea l'Istituto. «Sensibilmente più contenute, e inferiori alla media nazionale, sono le quote raggiunte nel Nord-ovest e nel Nord-est» (rispettivamente a 10,6% e 11,4%). Ora in manovra, come già rivendicato dal ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, già ci sono interventi per favorire la ripresa sul territorio, a partire dal vincolo sulla destinazione degli investimenti. Ma gli occhi sono adesso puntati sul piano per il Sud, che il governo dovrebbe mettere in campo a stretto giro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA