S&P promuove il green deal: "Farà crescere l'economia"

Secondo S&P in teoria, una politica dei prezzi applicata alle emissioni inquinati sarebbe il modo più efficace per affrontare i cambiamenti climatici, ma è difficile da attuare a causa del suo impatto sociale

Il porto di Bremerhaven

Milano - Green deal non significa crescere meno. Perché se è vero che «un basso Pil può causare minori emissioni, minori emissioni non causano una crescita inferiore». S&P in un report promuove la strada verde intrapresa dall'Unione europea e suggerisce quali possano essere le leve per raggiungere gli obiettivi posti dall'Agenda 2030. Prima tra tutti «svincolare gli investimenti green dall'obbligo del tetto del 3% nel rapporto deficit pil». La riduzione delle emissioni dell'Ue del 23% dal 1990 non ha indebolito le prestazioni economiche, spiega il rapporto secondo il quale i modelli che valutano come solo a lunghissimo termine si producano benefici dalla scelta sostenibile non sono corretti. Per l'agenzia infatti tali modelli da un lato sottostimano il costo ed il peso sull'economia dei cambiamenti climatici, dall'altro sovrastimano i costi da sopportare per passare ad un modello di sviluppo più sostenibile. Tuttavia - sottolinea l'agenzia di rating - per raggiungere la neutralità delle emissioni entro il 2050 la Ue dovrà fare di più. Perché, in pratica per ora solo la Svezia, il Portogallo e la Grecia sembrano in grado di raggiungere gli obiettivi del 2030 per i settori che non fanno parte del sistema di scambio delle emissioni.

Secondo S&P in teoria, una politica dei prezzi applicata alle emissioni inquinati sarebbe il modo più efficace per affrontare i cambiamenti climatici, ma è difficile da attuare a causa del suo impatto sociale. Una buona strada sarà invece quella di favorire gli investimenti verdi, strada intrapresa con la redazione di una tassonomia Ue per definire quando un investimento si può definire sostenibile dal punto di vista ambientale, climatico e sociale. La rapidissima espansione del mercato dei green bond cresciuto del 49% nel 2019 è un buon segno ma non basta. Ecco allora che la politica fiscale è la più efficace e visto che risorse europee però sono troppo esigue «un punto di svolta» per la Ue sarebbe una revisione delle regole fiscali per escludere gli investimenti verdi dal tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Proprio nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva anticipato quale sarà la proposta italiana di revisione del Patto di stabilità e crescita, se non non proprio una golden rule (uno scorporo dal calcolo del debito), una «Green Facility», ovvero una flessibilità che possa appunto favorire gli investimenti verdi.

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