Crescita zero in Germania nell'ultimo trimestre del 2019

Stando ai dati dell'Eurostat, negli ultimi tre mesi del 2019, i 27 stati (e i dati coincidono con quelli dell'eurozona) hanno registrato soltanto un aumento del 0,1% del Pil

L'economia tedesca preoccupa il commercio internazionale

Milano - Crescita zero, per la Germania, nell'ultimo trimestre del 2019: l'istituto di statistica generale ha certificato la stagnazione della locomotiva tedesca di fine anno. E anche le prospettive per quello in corso non sono prive di insidie, dal momento che ancora non è chiaro a nessuno quanto il coronavirus inciderà sulla performance dei prossimi mesi, a partire ovviamente dall'impatto su Pechino. La Deutsche Bank ha già previsto, proprio a causa del Covid-19, una recessione tecnica nei primi tre mesi del 2020 a Berlino. Con la Germania ferma, frena anche il resto d'Europa. Stando ai dati dell'Eurostat, negli ultimi tre mesi del 2019, i 27 stati (e i dati coincidono con quelli dell'eurozona) hanno registrato soltanto un aumento del 0,1% del Pil. L'Italia è penultima in classifica, con un -0,3%, prima della Finlandia, andata lievemente peggio con un -0,4. Anche la Francia ha visto un calo del 0,1%. Ma sono questi gli unici tre stati in territorio negativo. Sul quadro italiano è Confindustria a parlare di un inizio del 2020 stagnante: «l'Italia inizia anche il 2020 senza crescita - ha affermato - con una sostanziale stagnazione, che segue la flessione di fine 2019». Mentre il ministro Gualtieri si aspetta un rimbalzo a gennaio, «siamo fiduciosi che l'economia possa ripartire», il commento.

Tornando alla locomotiva d'Europa, nonostante la stagnazione di fine anno dal governo arrivano parole di contenuto ottimismo: il ministro dell'economia Peter Altmaier ha detto di vedere «un nastro d'argento all'orizzonte». «Si tratta di piccoli passi, non si procede velocemente, ma la tendenza va verso l'alto», ha commentato il delegato del Gabinetto Merkel. Per il 2020 il governo ha pronosticato un 1,1% di crescita, mostrando anche più fiducia della Bdi (la Confindustria tedesca) che si è tenuta più cauta con una stima del +0,5. Alla stagnazione degli ultimi mesi del 2019 hanno contribuito innanzitutto il conflitto commerciale fra Usa e Cina, e le incertezze su Brexit. Ma sui dati dei prossimi mesi inciderà anche l'emergenza del virus cinese, che potrebbe anche dare luogo a una pandemia. Fra i nodi che non troveranno soluzione a breve, la svolta digitale dell'industria dell'auto, che fra l'altro in Germania metterà a rischio moltissimi posti di lavoro. E anche il dato del crollo della produzione di dicembre (-3,5%) rispetto al mese precedente ha riaperto un dibattito fra gli economisti sul gigante che potrebbe tornare ad essere - così si è espresso il capo economista della Commerzbank Joerg Kraemer parlando alla la Faz la settimana scorsa, il cosiddetto «malato d'Europa». Ed è infatti sulla recessione industriale che la BDI ha lanciato diversi allarmati segnali negli ultimi mesi. Berlino ha, comunque, i conti più che in ordine. E nel 2019 il surplus di bilancio ha segnato un record da 13,5 miliardi di euro. Un dato che ha spinto il ministro delle finanze Olaf Scholz a programmare investimenti da 43 miliardi per l'anno in corso.

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