Partecipate meno performanti se amministrate da ex politici / L'ANALISI

Roma - C'è una "correlazione negativa" tra gli amministratori di partecipate pubbliche che provengono da cariche politiche e la performance delle imprese stesse. E di ex politici, nelle partecipate, se ne incontrano tre ogni 10 amministratori. Lo mette in evidenza uno studio, pubblicato nella collana di Bankitalia "Questioni di economia e finanza", dedicato all'universo delle società pubbliche

Roma - C'è una "correlazione negativa" tra gli amministratori di partecipate pubbliche che provengono da cariche politiche e la performance delle imprese stesse. E di ex politici, nelle partecipate, se ne incontrano tre ogni 10 amministratori. Lo mette in evidenza uno studio, pubblicato nella collana di Bankitalia "Questioni di economia e finanza", dedicato all'universo delle società pubbliche.

Il lavoro esamina la situazione in Italia e e ricorda come le società a partecipazione pubblica rappresentino una quota significativa dell'economia italiana con oltre un milione di occupati. La loro razionalizzazione, al centro della riforma varata con il Testo unico del 2016 (il Tusp) ha in gran parte mancato gli obiettivi. Il numero delle partecipate non è stato ridotto come previsto da 8.000 a 1.000 ma non è stato neanche dimezzato: nel 2018 quelle attive erano ancora 7.300.

Il Tusp inoltre ha fallito anche sul miglioramento della governance che si voleva portare a livello delle migliori pratiche internazionali. Sotto questo profilo, dicono dalla Banca d'Italia,"gli effetti del Tusp non si sono ancora manifestati, perché l'attuazione procede lentamente". Le caratteristiche dei soci pubblici e degli amministratori, poi, altro tema che emerge dal lavoro, sono significativamente correlate alla performance delle imprese partecipate, si legge nello studio firmato da Sauro Mocetti e Giacomo Roma.

In particolare, "nelle aree con un maggiore rischio di corruzione e una peggiore qualità del settore pubblico, la profittabilità delle società pubbliche è inferiore e l'incidenza del costo del lavoro superiore". L'analisi ha guardato anche alla composizione degli organi e ha riscontrato certamente un aumento della percentuale di donne grazie anche alla legge sulle "quote rosa", la Golfo-Mosca del 2011, ma la percentuale di donne "rimane più bassa tra le figure con maggiore potere gestionale e inferiore a quella registrata in imprese private simili". Non da ultimo "gli amministratori delle controllate si caratterizzano per una minore esperienza nella gestione di imprese e una maggiore probabilità di avere ricoperto una carica politica (in quasi il 30% dei casi). Entrambi questi fattori risultano negativamente correlati con indicatori di performance delle imprese".

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