«Più sostenibilità nella siderurgia. Lavoriamo al fianco di ArcelorMittal» / INTERVISTA

Genova - Tra i non addetti ai lavori è poco conosciuta, ma Paul Wurth Italia è l’erede della celebre Italimpianti. Ha sede a Genova, dove impiega 250 persone nella Torre Msc, ed è un fornitore storico del gruppo Ilva. In questa intervista esclusiva del Secolo XIX-the MediTelegraph, l’amministratore delegato di Paul Wurth Italia, Thomas Hansmann, nato ad Aquisgrana 59 anni fa, racconta la società che guida e il suo rapporto con Ilva

di Gilda Ferrari

Genova - Tra i non addetti ai lavori è poco conosciuta, ma Paul Wurth Italia è l’erede della celebre Italimpianti. Ha sede a Genova, dove impiega 250 persone nella Torre Msc, ed è un fornitore storico del gruppo Ilva. In questa intervista esclusiva del Secolo XIX-the MediTelegraph, l’amministratore delegato di Paul Wurth Italia, Thomas Hansmann, nato ad Aquisgrana 59 anni fa, racconta la società che guida e il suo rapporto con Ilva, riflettendo sul futuro della siderurgia italiana.

Chi è Paul Wurth Italia?
«L’origine è la famosa Italimpianti, a suo tempo leader nella realizzazione di impianti industriali nel mondo, tra i quali l’acciaieria di Taranto. Nel 2005 la società è stata acquisita dal Paul Wurth, con sede in Lussemburgo, che celebra quest’anno i 150 anni. I nostri azionisti sono la tedesca Sms con il 60% e il governo lussemburghese. Sms è un produttore mondiale di macchinari e impianti per l’industria siderurgica e della trasformazioni del metalli: in Italia è presente con sedi produttive che impiegano 700 persone. Paul Wurth Italia ha sede a Genova, occupa 250 dipendenti e fattura 150 milioni di euro l’anno».

Che cosa fate?
«Progettiamo e forniamo impianti per industria siderurgica: cokerie, altiforni e impianti per la produzione di preridotto (Dri). Per contribuire alla decarbonizzazione abbiamo ampliato il portafoglio con nuove tecnologie, ad esempio per la produzione di idrogeno e la sua trasformazione in prodotti legati alla economia circolare. Ci occupiamo anche di digitalizzazione dei processi». In quali mercati operate? «In tutto il mondo. Attualmente lavoriamo con clienti in Europa, Russia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, India, Turchia, Sudafrica, Brasile e ovviamente in Italia, per il complesso siderurgico di Taranto».

Il Covid ha impattato?
«La pandemia ha avuto un impatto pesante sul nostro business nel 2020, purtroppo prevediamo una riduzione del nostro volume di affari anche nei prossimi anni. Abbiamo affrontato un grande sforzo organizzativo, ma grazie alla competenza delle nostre persone siamo riusciti a garantire continuità produttiva, acquisendo anche commesse».

Da quanti anni fornite Ilva?
«Da quando è stata fondata, Paul Wurth ha sempre fornito Ilva, proseguendo il rapporto iniziato ai tempi di Italimpianti. Le nostre forniture a Taranto hanno interessato tutte le tecnologie dell’area primaria: efficientamento energetico, protezione ambientale, salute e sicurezza dei lavoratori»

Qual è il valore degli ordini ricevuti da Ilva, ora ArcelorMittal, negli ultimi 15 anni?
«Oltre 400 milioni di euro».

Oggi state lavorando per Ami? Valore degli ordini?
«Siamo in prima linea nella realizzazione dei progetti legati all’Autorizzazione integrata ambientale, in particolare cokerie e altiforni. Il valore degli ordini in esecuzione è di 100 milioni di euro».

E per Ilva in As?
«Siamo stati coinvolti nella salvaguardia tecnologica degli asset, soprattutto dal punto di vista della tutela della sicurezza dei lavoratori. Abbiamo garantito anche la continuità produttiva dell’altoforno 2».

Cosa pensa della crisi del gruppo?
«In altre aree dell’Europa e del mondo gli stabilimenti siderurgici integrati convivono senza particolari problemi con la realtà socio economica e l’ecosistema circostante. L’ applicazione delle prescrizioni dell’Aia renderà la produzione siderurgica a Taranto ambientalmente compatibile. Un passo successivo è la decarbonizzazione, la produzione di acciaio con basse emissioni di anidride carbonica: questo garantirà anche la sostenibilità economica del ciclo. Al momento forniamo le tecnologie che consentono di diminuire, anche nel breve termine, le emissioni di CO2 associate agli altiforni».

Il piano del governo prevedeva la costruzione di un impianto di preridotto in Italia. Paul Wurth ha costruito impianti di questo tipo in Algeria. Pensa possano essere costruiti anche in Italia?
«Abbiamo realizzato i due impianti più grandi del mondo. La tecnologia è industrialmente provata e costituisce un’alternativa al carbone, utilizzando gas naturale, dimezzando la produzione di CO2 per tonnellata di acciaio. La realizzazione è sicuramente possibile in Italia, tenendo in considerazione alcune variabili, come il costo dell’energia e i costi legati alle emissioni di CO2. Questa tecnologia è la base per utilizzare in futuro l’idrogeno».

Per Ilva è più percorribile la strada del preridotto (Dri) o quella dell’ idrogeno?
«Entrambe le soluzioni fanno parte della transizione verso la produzione di green steel. La scelta di iniziare a Taranto la produzione di Dri è pienamente compatibile con il futuro utilizzo dell’ idrogeno».

La produzione di acciaio è strategica per l’industria italiana, oppure conviene importare coils dall’estero?
«Certamente lo è. Per evitare di dipendere eccessivamente dalle logiche del mercato globale, la produzione di acciaio è un asset strategico per il sistema economico di un Paese industrializzato».

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