Carige, i Malacalza contro la Bce: impugnato il commissariamento

Genova - L’ex primo azionista di Carige dichiara guerra alla Banca centrale europea, impugnando il commissariamento disposto il 2 gennaio 2019 e chiedendone l’annullamento. Malacalza Investimenti, che prima del commissariamento controllava l’istituto ligure con il 27,5% e dopo l’ultimo aumento di capitale (non sottoscritto) è scesa al 2%, ha impugnato il commissariamento al tribunale Ue

di Gilda Ferrari

Genova - L’ex primo azionista di Carige dichiara guerra alla Banca centrale europea, impugnando il commissariamento disposto il 2 gennaio 2019 e chiedendone l’annullamento. Malacalza Investimenti, che prima del commissariamento controllava l’istituto ligure con il 27,5% e dopo l’ultimo aumento di capitale (non sottoscritto) è scesa al 2%, ha impugnato il commissariamento al tribunale Ue. L’azionista aveva già portato Bce davanti al giudice per ottenere le motivazioni del provvedimento. Il nuovo ricorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea. Tra le motivazioni del ricorso Malacalza segnala che «l’amministrazione straordinaria appare manifestamente ultronea (eccessiva, ndr) e non proporzionata». Il ricorrente argomenta che la scelta del Consiglio direttivo «non è motivata nel rispetto della gradualità delle misure adottabili».

Terzo motivo di contestazione, il fatto che siano stati nominati commissari «due dei precedenti consiglieri di amministrazione, oltretutto presidente e amministratore delegato del cda decaduto», scelta che secondo Malacalza «appare non rispettosa dell’assenza di conflitto di interesse anche potenziale». A questo proposito, lo ricordiamo, Bce nominò commissari insieme a Raffaele Lener, il presidente uscente Pietro Modiano e l’ad uscente Fabio Innocenzi, entrambi messi alla guida di Carige dallo stesso Malacalza a valle dell’assemblea dei soci di settembre 2018 e poi sconfessati dal primo azionista due mesi dopo, nell’assemblea di dicembre 2018.

Nel ricorso vengono inoltre segnalate violazioni del Testo unico bancario relativamente alle motivazioni per sciogliere gli organi di una banca, l’assenza o carenza di motivazione rispetto all’esistenza di un conflitto di interessi e violazioni «delle norme relative ai diritti dell’azionista». Con quest’ultima mossa salgono a tre le azioni legali intraprese da Malacalza Investimenti, dopo la perdita del controllo della banca ligure. La finanziaria di famiglia aveva portato Bce davanti al tribunale Ue, dopo avere richiesto l’accesso agli atti per conoscere le motivazioni del commissariamento. Lo scorso giugno il tribunale europeo aveva dato ragione alla holding, ma poco dopo Francoforte ha ottenuto una sospensiva. Lo scorso gennaio, invece, Malacalza Investimenti ha presentato una richiesta di risarcimento danni per un valore di 486 milioni all’indirizzo di Carige, del Fondo Interbancario e di Cassa Centrale Banca, attuali azionisti rispettivamente con l’80% e l’8,3% dopo la sottoscrizione di gran parte dell’ultimo aumento di capitale da 700 milioni di euro.

Oltre a Malacalza, a chiedere i danni sono anche un gruppo 40 di piccoli azionisti, Vittorio Malacalza come azionista singolo e gli azionisti risparmio (le cause sono state accorpate e il procedimento è in corso). Qualora quest’ultimo ricorso contro il commissariamento fosse accolto, la decisione non avrebbe effetto retroattivo, ovvero non potrebbe annullare la fase di commissariamento durata 13 mesi dalla quale Carige è uscita lo scorso 31 gennaio, ma rappresenterebbe un tassello importante in funzione della richiesta di risarcimento danni avanzata da Malacalza, rispetto la quale per il momento la banca non ha operato accantonamenti a bilancio giudicando «remoto» il rischio di soccombere in giudizio. L’agenzia Fitch intanto ha confermato il Long Term Issuer Default Rating di Carige a “B”, e il Viability Rating “B-”. La decisione riflette l’opinione secondo cui il «recente e significativo risanamento del bilancio e il rilancio dell’attività in corso si traducono in una limitata flessibilità finanziaria, che nel breve periodo non consentirebbe all’istituto di assorbire choc qualora si presentassero all’orizzonte.

L’outlook negativo riflette l’opinione secondo cui i rischi rimangono impostati al ribasso nel medio termine, soprattutto se le riserve di capitale imposte dai requisiti regolamentari venissero erose più di quanto attualmente previsto». Secondo Carige il giudizio «riflette la constatazione che, nonostante l’inizio della crisi abbia colto la banca in una situazione di relativa debolezza, la recente pulizia di bilancio e il rilancio commerciale consentono flessibilità finanziaria per l’assorbimento di eventuali choc».

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