E' arrivato il momento dell'India. Ecco perché.

L'analisi di Sapelli

Genova - "Il grande assente sono gli Stati Uniti sul tema della Cina?  Io credo che invece sia l'Europa, così assente che nessuno ha notato la sua assenza" commenta Zeno D'Agostino, numero uno del porto di Trieste al Forum MediTelegraph. "Io non penso - aggiunge - che le politiche geopolitiche si facciano con quelle dei trasporti: la Cina se vuole controllare il porto di Trieste oggi può usare i satelliti, non ha bisogno di entrare nella gestione dei terminal. Il tema della Cina andrtebbe approfondito, come si sta facendo oggi".

"Nella sua storia, l'Italia è sempre stata il vassallo intelligente. Credo quindi che le polemiche sulla Cina oggi non abbiano grande importanza. Il mondo non si può tagliare a fette, perché altrimenti sono fette di salame che cadono sugli occhi" dice Giulio Sapelli, presidente del Blue Monitor Lab, ricordando le strategie commerciali dell'Italia nel suo ruolo di "media potenza", nella posizione, e in passato capace, di dialogare con ogni soggetto nel mondo.

Per Sapelli "è arrivata l'ora dell'India": la minaccia reale per l'Unione europea è il nuovo accordo a 15 in Asia. L'India si candida a diventare compartecipante nelle relazioni commerciali dei Paesi asiatici, e potrà avere un ruolo anche nel nuovo spazio economico che si sta realizzando in Medio Oriente tra gli Emirati e Israele, al quale "bisogna vedere se l'Arabia Saudita vi aderirà". Sapelli condivide l'analisi di d'Amico: "La grande emersione della Cina è che lì si è potuto spostare la raffinazione, che invece sta sparendo in Europa per una normativa ambientale oppressiva. Le imprese americane hanno realizzato grandi depositi in Cina. L'India è a metà strada, che potrebbe avere una capacità di raffinazione per l'Oriente, ma anche per l'Europa".

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