L'accordo Italia-Cina per ora è lettera morta

Fuochi: "Il nostro Paese non ha chiesto ancora nulla in cambio". Si discute di Belt and Road Initiative al Forum

Genova - Il primo semestre del 2020 è quello che dal 2013 ha registrato i minori investimenti da parte della Cina sulla Belt and Road Initiative, su cui Pechino sta focalizzando sempre più l'attenzione sulla parte marittima rispetto a quella terra. "La flotta cinese - spiega Paolo Moretti, amministratore delegato di Rina Services al settimo Forum del MediTelegraph - è oggi la seconda al mondo dopo la Grecia, e anche noi negli ultimi due anni abbiamo raddoppiato le unità cinesi certificate".

"Diciamolo chiaramente - commenta l'armatore Cesare d'Amico - con l'entrata della Cina nel 2001 nel Wto, questo Paese è diventato la fabbrica degli Stati Uniti, garantendo una forte accelerata alla globalizzazione. Questa data secondo me è ancora più importante del 2017, quando ci fu la presentazione della Belt and Road Initiative con gli assetti attuali. Questo perché non abbiamo ancora chiari, nel settore delle materie prime, quali saranno gli effetti di quella decisione politica. Certo dietro c'è la fame di commodities, e forse la volontà di nascondersi dietro questo progetto per "invadere" industrialmente altri Paesi: penso ad esempio al Pakistan e la sua posizione strategica rispetto alla concorrenza con l'India".

"Il grande assente oggi sono gli Stati Uniti" dice d'Amico. "Gli Usa si sono abituati a essere leader, ma oggi la situazione è più complessa. I Paesi aiutati dagli americani si sono affrancati, e ora gli Stati Uniti cercano, anche a seguito della crescita cinese, una nuova posizione nel mondo. La battaglia finale tra Cina e Usa sarà monetaria: l'obiettivo, che forse sta anche dietro all'accordo con i 15 Paesi asiatici di metà novembre, è sostituire o affiancare la valuta cinese al dollaro come riferimento mondiale nei prezzi".

Cosa sta facendo l'Italia con la Cina? "E' vero che siamo stati l'unico Paese del G7 a firmare il memorandum con loro, ma le conseguenze pratiche sono poche. Abbiamo fatto due riunioni della task force, ma c'erano 300 persone. Non si è potuto fare niente, e con il governo Conte 2 le riunioni non sono più state convocate".

Ma l'Italia ha ottenuto dei benefici: alimentare, vino, moda - ricorda lo spedizioniere internazionale Riccardo Fuochi -. Ma c'è bisogno di una contropartita, ai cinesi non abbiamo ancora chiesto nulla, e però subiamo le pressioni di Paesi come gli Stati Uniti che vedono di cattivo occhio questo accordo".

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