Cesare d’Amico: “L’Italia può ripartire dal mare” / INTERVISTA

“L’Italia dello shipping è una portaerei, è qualcosa di straordinario con cui nessun altro Paese può competere. Era ora che qualcuno si accorgesse di questa potenzialità”

Cesare d'Amico

di Francesco Ferrari

Roma – “Io vedo presupposti molto buoni per l’economia del Paese. Arriviamo da anni di pessimismo anche eccessivo: oggi il nuovo governo e il Pnrr hanno attivato la fiducia che purtroppo avevamo perso. Del resto è vero che le nostre aziende soffrivano, ma erano già pronte a ripartire. Quello che mancava era lo stimolo”.
Cesare d’Amico, amministratore delegato dell’omonimo gruppo armatoriale, a capo di una flotta di oltre cento navi, è considerato uno dei personaggi più influenti dello shipping internazionale. Attivo sia nel trasporto di carico secco che di liquidi, la sua è giocoforza una visione globale dell’economia. «L’impulso che sta arrivando in questi mesi – spiega - ha consentito a tutti di avere finalmente una visione del futuro. Non voglio farne una questione politica, ma è evidente che una personalità come Mario Draghi ha restituito credibilità e reputazione al Paese, fattori indispensabili se vogliamo contare ai tavoli internazionali».
Transizione energetica e rilancio delle infrastrutture sono due dei pilastri sui quali si basa la ricetta del governo. «Sono indicazioni confortanti. Sul fronte ambientale – commenta d’Amico - siamo sempre stati convinti che fosse essenziale dotarsi di navi “eco” di ultimissima generazione, in grado di centrare già adesso gli obiettivi del 2030. Ci abbiamo creduto, abbiamo investito moltissime risorse, e oggi abbiamo la migliore flotta sia nella parte dry che in quella tankers. Un fatto che, oltre all’aspetto di sostenibilità, ci sta dando e ci darà un enorme vantaggio competitivo: le navi più vecchie e meno performanti saranno gradualmente escluse dal mercato. Ma siamo consapevoli che è solo il primo passo. Dobbiamo guardare avanti, e ci fa piacere che questi concetti siano stati recepiti nel Pnrr».

«Per quanto riguarda le infrastrutture inserite nel Piano – continua l’armatore – è vero, come dice qualcuno, che in parte si tratta di opere vecchie e mai realizzate. Ma non dobbiamo essere ipocriti: se in passato non le abbiamo fatte è perché non avevamo le finanze. Ben venga, quindi, la possibilità di recuperare il terreno perso. L’Italia dello shipping è una portaerei, è qualcosa di straordinario con cui nessun altro Paese può competere. Era ora che qualcuno si accorgesse di questa potenzialità. Ora, però, manca un ultimo tassello: un ministero del Mare. È davvero inconcepibile che l’Italia abbia rinunciato a quello che un tempo era il ministero della Marina mercantile. Da allora il settore è cresciuto, c’è stato il boom delle crociere, la stessa Fincantieri è diventata una realtà leader al mondo... Oggi mettere nello stesso calderone autostrade, gallerie e navi non ha minimamente senso».
Sul fronte del mercato, d’Amico parla di «situazione isterica. L’economia è ripartita laddove è esplosa la pandemia: la Cina. Ma è stata una ripartenza diversa dalle altre, c’è stato uno sconquasso totale e del tutto imprevedibile. Il mercato dei container, che da anni aveva raggiunto una sostanziale perfezione, è letteralmente impazzito. Io credo che lo shipping, che per natura è un settore ciclico, debba affrancarsi dalla volatilità, che è un elemento di grande pericolo. Sarà questa la sfida del prossimo futuro».
In tema di formazione, d’Amico torna a essere ottimista: «Mi ha positivamente colpito l’approccio di Draghi agli Istituti tecnici superiori. Da presidente della fondazione Caboto, reputo molto soddisfacente l’entità degli stanziamenti decisi dal governo. Per noi armatori, il rapporto con i marittimi è vitale».
A proposito: come procedono le vaccinazioni? «Dove è possibile, stiamo vaccinando gli equipaggi. Negli Stati Uniti, per esempio, siamo stati i primi a farlo. La reputiamo anzitutto una questione etica».—

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