«Export, la Liguria corre meno dell’Italia: dobbiamo fare di più per aiutare le imprese» / INTERVISTA

Genova - In Liguria l’export chiuderà un 2021 ricco di soddisfazioni, ma con qualche occasione persa. I dati dei primi nove mesi dell’anno, i più recenti visto che il bilancio annuale sarà reso noto a marzo, mostrano come le imprese abbiano esportato merci per 5,9 miliardi di euro, registrando una crescita dell’11,9% rispetto allo stesso periodo del 2020

di Gilda Ferrari

Genova - In Liguria l’export chiuderà un 2021 ricco di soddisfazioni, ma con qualche occasione persa. I dati dei primi nove mesi dell’anno, i più recenti visto che il bilancio annuale sarà reso noto a marzo, mostrano come le imprese abbiano esportato merci per 5,9 miliardi di euro, registrando una crescita dell’11,9% rispetto allo stesso periodo del 2020. Tra i settori che hanno performato meglio, la metallurgia, i prodotti agricoli, la gomma e le materie plastiche. Malgrado la buona la crescita, l’export ligure non è riuscito a raggiungere i livelli pre-Covid, traguardo che a livello nazionale è stato invece abbondantemente superato. I dati mostrano una regione in cui le imprese corrono meno di quanto accade nel resto d’Italia, con uno scarto forse in parte dovuto anche al basso utilizzo delle opportunità messe in campo dalle istituzioni a supporto del commercio con l’estero e delle esportazioni italiane. In questa intervista, Carlo Ferro, presidente dell’Agenzia Ice, racconta come, sia per i progetti di e-commerce sia per l’accesso agli uffici dell’Export Flying Desk dell’Agenzia, il livello di partecipazione delle aziende del territorio sia inferiore a quello delle regioni raffrontabili per dimensione. «Se analizziamo la ricaduta delle più iconiche delle nostre iniziative - riflette Ferro - si nota nei numeri che dobbiamo, come Ice, fare uno sforzo aggiuntivo per far conoscere i servizi che offriamo e i benefici che possono garantire alle aziende».

I primi 11 mesi del 2021 a livello nazionale mostrano una crescita del 18,4% sul 2020, ma soprattutto un +6,3% sull’analogo periodo del 2019. La Liguria? «L’export nazionale è significativamente sopra i livelli pre-Covid e lo era già a fine settembre. Per quanto riguarda la Liguria, gli ultimi dati disponibili sono al 30 settembre 2021 e mostrano una variazione positiva dell’11,9% sullo stesso periodo del 2020. Raffrontando i primi nove mesi del 2021 con lo stesso periodo del 2019 la crescita è addirittura del 13,6% ma al lordo della cantieristica, che com’è noto ha però degli andamenti erratici dovuti alle consegne. Al netto della cantieristica, l’export ligure nel 2021 fa sì +11,9% rispetto all’anno precedente, ma rispetto al 2019 segna un -8%. Rispetto alla media nazionale, le aziende liguri ancora non hanno recuperato, sono sotto i livelli pre-Covid».

Quali sono, a suo avviso, le ragioni di questo gap?

«Probabilmente è anche una questione del mix dei settori di esportazione. Ci sono aree che sono cresciute molto trainando l’export nazionale, ma che in Liguria hanno un peso relativo inferiore. Penso per esempio ai macchinari e ai prodotti manifatturieri, all’industria del mobile e del legno. L’agricoltura è andata molto bene in Liguria (+21%) ma qui il peso è meno significativo rispetto al peso medio nazionale».

La dimensione delle imprese incide?
«Certo. Il tessuto degli esportatori è costituito da Pmi, in Liguria ci sono circa 5.000 società esportatrici, che hanno dimensione piccola o micro e che fanno fatica».

Quali azioni mette in campo l’Agenzia Ice per supportare le piccole e medie imprese?
«L’obiettivo è incrementare il numero di esportatori e allargare il numero di mercati. Negli ultimi tre anni, Ice ha messo in campo 19 nuove iniziative per le Pmi. Dalla piattaforma dell’e-commerce su 33 vetrine internazionali, dove abbiamo portato 7.000 imprese, all’attività di tracciabilità di origine del prodotto per difenderlo dalle contraffazioni sulle tecnologie blockchain, al portale Madeinitaly.gov.it che sponsorizziamo con i grandi eventi sportivi. Abbiamo inoltre reso gratuiti, per le imprese sino a 100 addetti, i servizi di avvio alle esportazioni dei nostri 78 uffici nel mondo».

La risposta ligure?
«Sotto la media. Analizzando la ricaduta delle iniziative più iconiche i numeri mostrano che dobbiamo, come Agenzia Ice, fare uno sforzo aggiuntivo per far conoscere i nostri servizi e il beneficio che possono offrire».

I progetti di e-commerce hanno coinvolto 7.000 aziende in Italia. Quante liguri?
«Sono 82 le imprese ammesse. Se confrontiamo la Liguria con una regione come la Puglia, che ha un valore dell’export simile, ne trovo 440: il rapporto è di uno a cinque. Confrontando la Liguria con regioni che hanno metà del suo valore dell’export, come per esempio Umbria (138) e Sardegna (104), il rapporto è comunque di uno a 1,5».

Per far conoscere i servizi offerti, avete aperto gli Export Flying Desk sul territorio. Sono utilizzati?
«Da quando abbiamo aperto, in Puglia 307 aziende hanno usufruito del servizio, in Sardegna 120, in Umbria 110. In Liguria solo 65. Presto firmeremo con Regione Liguria e Liguria International un accordo di collaborazione per coordinarci e potenziare la comunicazione. Ma alla comunicazione deve seguire la performance, perché non basta essere gratis, bisogna dimostrare agli imprenditori di essere utili».

Avete un indicatore che mostra come lavorano le aziende che usufruiscono dei servizi Ice rispetto a chi non lo fa?
«Sì, è un indicatore che misura l’incremento dell’export di un panel di imprese clienti Ice che usano i nostri servizi rispetto a un panel di imprese, simili per settori e dimensioni, che non li utilizzano. L’indicatore mostra una differenza tra i sei e i 12 punti percentuali in più di export per chi usa i nostri servizi».

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