Assicurazioni, il ramo vita salva il bilancio 2015 / IL CASO

Genova - In calo il settore danni. Le incertezze su pensioni e salute generano un progresso del 10%.

di Marco Frojo

Genova - Il settore assicurativo mostra un buono stato di salute complessivo, sia in termini di crescita del giro d’affari che di redditività. Ma andando ad analizzare le due principali tipologie di polizze emerge come a trainare la crescita sia solamente il ramo vita, mentre quello danni continua a perdere terreno. Secondo le più recenti stime, anche il 2015 si chiuderà con i prodotti vita in progresso (superiore al 10%) e i prodotti danni in calo (nell’ordine del 5-6%). A determinare il successo del ramo vita sono fondamentalmente tre fattori: l’incertezza su quanto si percepirà di pensione una volta terminata la propria vita lavorativa, i timori riguardanti la salute e i servizi offerti dallo sanità pubblica e le esigenze di investire i propri risparmi. Secondo i dati forniti dall’associazione di categoria Ania, nei primi otto mesi di quest’anno, la raccolta del ramo vita è stata pari a 86,5 miliardi di euro, un valore in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso; le compagnie assicurative non avevano mai realizzato un risultato così alto, grazie al quale sono anche riuscite a battere la concorrenza dei fondi comuni, la cui raccolta si è fermata a 84,6 miliardi (dati Assogestioni).

«C’è una forte domanda del Vita da gestire con grande oculatezza nell’attuale scenario di tassi bassi che non è destinato a cambiare nel breve periodo - spiegano gli esperti di UnipolSai - L’offerta dev’essere equilibrata e proporre una diversificazione che tenga in considerazione anche le nuove metriche di Solvency II, che impongono che i prodotti venduti offrano una reale copertura dei bisogni dei clienti in linea con i loro profili di rischio». UnipolSai fa poi notare come nel contesto attuale non manchino le difficoltà, che vengono soprattutto dal contesto di tassi estremamente bassi: la politica monetaria ultra-espansiva voluta dalla Banca centrale europea rende infatti molto rischioso vendere prodotti con rendimenti minimi garantiti. Per rispondere a queste condizioni e richieste del mercato, Unipolsai nel 2014 e nel primo semestre del 2015 ha rivisto e semplificato la gamma dei prodotti rivalutabili riducendo sia l’entità che i meccanismi delle garanzie prestate; contestualmente ha rivisto la gamma di prodotti di protezione (spesso associati ai prodotti Vita) e ha avviato l’iter autorizzativo per semplificare e razionalizzare l’offerta dei prodotti previdenziali (fondi pensione aperti). La compagnia bolognese sta inoltre puntando sui cosiddetti prodotti multiramo, che consentono di unire la sicurezza tipica dei prodotti assicurativi con l’opportunità di crescita offerta dai fondi d’investimento.

Si tratta quindi di prodotti con una doppia anima, assicurativa e finanziaria. La stessa politica viene portata avanti da Generali che, a partire dal 2013 ha lanciato una famiglia di prodotti “ibridi” in collaborazione con Banca Generali: alla componente finanziaria viene infatti affiancata una copertura assicurativa in caso di decesso per compensare eventuali minusvalenze rispetto a quanto versato. La compagnia triestina sta poi puntando sui prodotti legati alla salute, visto che ormai ben il 25% della spesa sanitaria è sostenuta direttamente dalle famiglie, fattore che contribuisce non poco ad alimentare i timori degli italiani. I consumatori spendono infatti ogni anno ben 30 miliardi di euro in farmaci, esami e assistenza. Secondo la compagnia triestina, in questo ambito «gli assicuratori possono avere un ruolo sociale attivo e propositivo, determinante nel gestire questa nuova situazione, per esempio attraverso il welfare aziendale». Coerentemente con questa analisi, Generali ha messo a punto un’ampia gamma di servizi che vanno dalle coperture legate agli employee benefits e quelle per le casse di assistenza integrativa.

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