Generali, Donnet in pole position

Milano - Chi sostituirà Mario Greco alla guida delle Generali? Quando si insedierà, visto che difficilmente Greco potrà rimanere fino al 30 aprile dopo lo strappo - negato, ma conclamato - con alcuni suoi azionisti? Solo l’amministratore delegato è destinato a cambiare, o con lui arriverà anche un nuovo presidente?

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di Francesco Manacorda

Milano - Chi sostituirà Mario Greco alla guida delle Generali? Quando si insedierà, visto che difficilmente Greco potrà rimanere fino al 30 aprile dopo lo strappo - negato, ma conclamato - con alcuni suoi azionisti? Solo l’amministratore delegato è destinato a cambiare, o con lui arriverà anche un nuovo presidente? Le tre domande se le fanno tutti i grandi soci di Generali (ieri in calo di un altro 1,34%), ma le risposte sono diverse. Per schematizzare c’è chi - Mediobanca in testa, assieme a De Agostini e a Vincent Bolloré - punta probabilmente sull’attuale ad di Generali Italia Philippe Donnet ( a sinistra nella foto), senza nemmeno scartare il nome di un ex del Leone come Sergio Balbinot. E c’è chi di fronte all’ipotesi di un amministratore delegato francese, in ottimi rapporti con Bolloré (socio delle Generali con oltre il 7% e della stessa Mediobanca con un altro 8%) propone di cambiare la coppia di vertice e di mettere al posto di Gabriele Galateri un presidente italiano di maggior peso, per riequilibrare un possibile strapotere dell’asse francesi-Mediobanca. Per informazioni citofonare Caltagirone. Galateri aveva proposto ai soci di riunirsi per un cda straordinario già oggi, ma poi si è deciso di soprassedere. Se ne parlerà la settimana prossima, difficile che la decisione sul nuovo ad arrivi prima di metà febbraio. I nomi oggi al vaglio sono cinque. Il più quotato è appunto quello di Donnet. A seguire, in ordine di probabilità tra gli interni, il direttore finanziario, Alberto Minali e poi Giovanni Liverani, a capo di Generali Deutschland, che è però troppo giovane. Fuori da Trieste due ipotetici grandi ritorni.

Ad alcuni soci piace Monica Mondardini, già nel gruppo in Francia e poi ad di Generali Espana: convince il lavoro che in questi anni ha fatto come amministratore delegato di Cir ed Espresso. C’è anche Balbinot, ora primissima linea di Allianz. Il suo passato al fianco di Giovanni Perissinotto, allontanato dal consiglio d’amministrazione nel 2012, ne indebolirebbe le possibilità, ma dopo l’uscita ha dato prova del suo valore. Dal nome dell’ad dipende poi - secondo alcuni soci - quello del presidente.

A Mediobanca e al gruppo De Agostini va bene Galateri (che ieri ha partecipato a un vertice con Lorenzo Pellicioli a Piazzetta Cuccia sul futuro di Trieste). Caltagirone e Leonardo Del Vecchio potrebbero chiedere un nuovo presidente. Chi? Circola il nome di Paolo Scaroni: veneto, una carriera all’Eni, già consigliere di Generali, la presidenza del Leone è sempre stata la sua magnifica ossessione. Ma una possibile corsa rischia di bloccarsi per un ostacolo giudiziario: quando nel marzo 2014 Scaroni fu condannato per disastro ambientale colposo per la centrale di Porto Tolle preferì dare le dimissioni dal consiglio Generali prima di passare al vaglio dell’assemblea. Oggi quella condanna sarebbe un ostacolo superabile? Tra i rumors va segnalato anche quello che vedrebbe candidato alla presidenza Enrico Tommaso Cucchiani. Difficile che accada. Così pochi si stupirebbero se alla fine scattasse verso la presidenza lo stesso Francesco Gaetano Caltagirone. Resta il tema della permanenza di Greco per altri tre mesi, fino al rinnovo del cda che è peraltro è destinato a scadere tutto. Permanenza ormai quasi impossibile viste le posizioni tra l’ad e i soci. Ieri Greco ha detto agli analisti che l’unico punto di divisione con gli azionisti è stato «sul mio ruolo in azienda nei prossimi anni».

Una frase questa che non si trova nel comunicato ufficiale seguito all’incontro, dove anzi si sottolinea che i soci «al contrario, in questi tre anni hanno sempre fornito pieno supporto alla strategia e alla sua esecuzione». Anche Nagel giura che «non c’è stata nessuna rottura» tra il manager e Mediobanca: «Confermo che siamo contenti del lavoro fatto e non cambio idea perché una persona decide di andarsene». Ma al di là delle dichiarazioni e delle rettifiche il dissidio è aspro e la ferita profonda.

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