Studente del Nautico con la tubercolosi

Genova - La tubercolosi di Francesco, il nome è di fantasia, all'inizio sembra soltanto una brutta influenza.Un forte dolore al petto che non lascia dormire il giovane, 19 anni di Sampierdarena, da inizio settimana e lo costringe a non frequentare le lezioni dell'Istituto Nautico San Giorgio

di Riccardo Porcù

Genova - La tubercolosi di Francesco, il nome è di fantasia, all'inizio sembra soltanto una brutta influenza.

Un forte dolore al petto che non lascia dormire il giovane, 19 anni di Sampierdarena, da inizio settimana e lo costringe a non frequentare le lezioni dell'Istituto Nautico San Giorgio. Simulazioni d'esame e ultime interrogazioni in vista della maturità saltate da Francesco, all'ultimo anno nella succursale di via Dino Col di Sampierdarena, per il continuo fastidio che da domenica si accompagna al mal di testa e alla tosse, insieme ad alcune linee di febbre, come una semplice influenza che però non accenna ad andarsene e, anzi, cresce di intensità con il passare dei giorni. Sono i genitori del giovane genovese, preoccupati per l'effetto poco incisivo delle medicine, a decidere di portare il ragazzo a farsi visitare dai medici del pronto soccorso di Sampierdarena. Bastano poche analisi per capire subito che non si tratta di un male di stagione o di un colpo di freddo, la prima diagnosi comincia subito a riferire di una sospetta tubercolosi e il giovane viene immediatamente trasferito nel reparto malattie infettive del San Martino per accertamenti e verifiche del suo stato di salute, che al momento comunque non preoccupa, trattato con antibiotici. I messaggi di sostegno degli amici piovono sul cellulare acceso di Francesco, così come le preoccupazioni degli altri genitori, rasserenati dall'intervento immediato di profilassi di Asl-3 e dalle condizioni stabili di salute del giovane.

Nella classe del giovane infatti i compagni sono stati sottoposti già questa mattina a una spiegazione dei passaggi per verificare eventuali contagi, a partire dalle domande e dai confronti per stabilire quanto tempo ogni ragazzo abbia passato in spazi chiusi con il diciannovenne. La tubercolosi, infatti, tende a diffondersi per vie aeree ma solo dopo una lunga frequentazione degli stessi luoghi, almeno cinque ore al chiuso. Per questo da domani i compagni di classe e gli insegnanti, insieme ai parenti del giovane, si avvicenderanno davanti ai medici per il “test di Mantoux”, in pratica una puntura all'avambraccio per inoculare un liquido, la tubercolina, in grado di scatenare reazioni sulla pelle nell'arco di 72 ore solo se il paziente dovesse risultare positivo. In caso di arrossamenti o macchie violacee entro lunedì, infatti, i ragazzi dovranno superare un ulteriore passaggio, quello dei raggi al torace per escludere di essere stati contagiati ai polmoni dalla forma di tubercolosi del compagno di scuola.

«Non è il caso di fare allarmismi, abbiamo subito attivato le nostre procedure e parlato con genitori e compagni di classe – tiene a sottolineare la dottoressa Alessandra Robotti dell'ufficio igiene pubblica di Asl-3 -. Riuscire a capire dove sia stato contagiato il ragazzo non è facile, così come stabilire il periodo di incubazione. In queste situazioni la chiarezza e la rapidità sono elementi fondamentali e per questo abbiamo agito con un intervento precoce, anche per tranquillizzare sia la famiglia che il personale scolastico, senza generare ansia. Ovviamente questo non significa affatto prestare poca attenzione al paziente, semplicemente fare tutte le analisi e i controlli».

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