Nigeria, l’allarme pirateria fa decollare i premi assicurativi

Londra -Gli attacchi dei pirati alle unità mercantili costano caro agli armatori che operano in Nigeria.

Londra -Gli attacchi dei pirati alle unità mercantili costano caro agli armatori che operano in Nigeria. Il premio assicurativo per le navi che toccano il Paese africano è infatti aumentato recentemente di quasi il 60%, a causa dei rischi presenti per chi opera in questo tratto di mare, con bande di predoni del mare che, con sempre maggiore frequenza, prendono di mira non solo il carico presente a bordo delle navi, ma spesso sequestrano i membri dell’equipaggio per poi richiedere un riscatto.

Questo ultimo rincaro sul premio assicurativo, si trasferisce sui beni trasportati e quindi al consumatore finale, denuncia l’associazione degli armatori nigeriani (Nisa). Il numero totale degli attacchi dei pirati nel primo trimestre del 2016 nel West Africa è globalmente diminuito (37 attuali dai 54 dell’anno scorso), ma due terzi di questi si sono verificati nelle acque nigeriane e della Costa d’Avorio. La Marina nigeriana, nella lotta di contrasto alla pirateria marittima, ha fatto sapere di aver arrestato in totale 1.610 persone nel 2015. Nel Paese africano, gli attacchi contro le navi, colpiscono soprattutto petroliere cariche di greggio (ma anche pescherecci) e si verificano specialmente nell’area del delta del Niger. Gli arrestati, lo scorso anno, sono stati accusati di pirateria, bunkeraggio illegale e sequestro di persona.

I fermi, ha fatto sapere il governo di Abuja, sono il risultato di un piano che le autorità africane hanno messo in pratica da alcuni mesi per eliminare proprio i predoni del mare. Mosse di contrasto alla pirateria che risultano però ancora insufficienti. In passato, la Nigeria, è stata accusata, a livello internazionale, di non essere in grado di garantire la sicurezza alle navi in transito nelle proprie acque territoriali.

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