Bruxelles prepara le sanzioni, l’incubo è il gas

Bruxelles - Le sanzioni alla Russia saranno il tema centrale della settimana a Bruxelles. Prima, oggi stesso, con il vertice dei ministri degli Esteri e poi, giovedì e venerdì, con il Summit dei capi di Stato e di Governo. Si cammina sulle uova nell’Unione europea

di Lorenzo Robustelli

Bruxelles - Le sanzioni alla Russia saranno il tema centrale della settimana a Bruxelles. Prima, oggi stesso, con il vertice dei ministri degli Esteri e poi, giovedì e venerdì, con il Summit dei capi di Stato e di Governo. Si cammina sulle uova nell’Unione europea, tentando di scacciare dall’opinione pubblica un’idea di inefficienza nel confronti dell’aggressività russa, cercando di non fare troppo brutta figura con gli ucraini che si sono infilati in una situazione drammatica anche per colpa delle incertezze europee, puntando a non perdere gli approvvigionamenti energetici ma con un pensiero, forse neanche piccolo ad influire sugli equilibri a Mosca.

«Nessuno vuole una nuova guerra fredda», è il mantra che i diplomatici a Bruxelles ripetono da un po’ di tempo da quando la questione ucraina è diventata un problema militare. Proprio però l’insistere di Mosca su questa opzione ha compattato l’Ue, che sino a una decina di giorni fa ancora era molto divisa sul tipo di risposta da dare all’invasione della Crimea. Aveva fatto scalpore la foto “rubata” di un documento prima di una riunione di governo a Londra dal quale si chiariva la volontà britannica di proteggere la City dagli effetti di ritorno delle sanzioni. Anche a Berlino la voglia di punire Mosca era davvero poca. Poi però è diventato inevitabile concordare sul fatto che una qualche risposta andava data. L’opzione militare non è stata presa in considerazione, tranne qualcuno sul fronte Est dell’Ue che ha sempre voglia di vendetta fisica nei confronti dell’ex dominatore ma che comunque è troppo debole per agire in proprio. Sono dunque rimaste le sanzioni, che vanno però usate «con molta attenzione», spiega un alto diplomatico a Bruxelles.

Bisogna stare attenti a non creare problemi alla popolazione russa, ritenuta innocente in questa vicenda. Bisogna anche evitare che in questa pur mite primavera ci sia un improvviso stop alle forniture di gas e petrolio dalla Russia, che contano per un 30% delle nostre importazioni. Bisogna anche evitare di umiliare il vertice politico partendo con sanzioni di viaggio direttamente a Vladimir Putin o Dmitri Medvedev. «Tenteremo di intervenire con una certa gradualità», spiegano i diplomatici che preparano il lavoro dei ministri e poi dei capi di governo. Ed il lavoro è delicatissimo, perché si tratterà, in una prima fase, a quanto si è capito perché i lavori procedono nella massima segretezza, ed ogni nome di sanzionando uscito sui giornali è stato prontamente smentito, di colpire in maniera di non danneggiare le relazioni economiche bilaterali.

I magnati russi, per prudenza, già da giorni hanno tolto un po’ dei loro soldi da quelle banche dell’Ue dove potrebbero essere congelati, spostandoli in zone più tolleranti. Perché le prime sanzioni potrebbero puntare a questo: bloccare i viaggi di alcune personalità e le loro disponibilità finanziarie in Europa. E’ escluso, in questa fase, che si tocchino i vertici politici o anche, a quanto pare, i capi delle aziende con le quali ci sono maggiori relazioni. Però forse si pensa alla strategia già usata, con successo, in Ucraina: colpire gli amici del capo per fargli mancare il consenso interno. Viktor Ianukovich, si fa osservare, è crollato nel giro di poche ore quando si individuarono nella sua “corte” i destinatari delle sanzioni dell’Ue. Lo stesso gioco potrebbe essere tentato con Mosca? Colpire gli interessi di chi concorre a sostenere Putin e magari non potrà più andare a Londra per condurre i suoi affari o mangiare nel suo ristorante preferito. O magari che si ritrova con i figli cacciati dalle scuole e le università private che frequentano Gran Bretagna o in Francia.

L’obiettivo è di indebolire Putin, non di mettere in ginocchio economicamente la Russia, un gioco al quale pochi europei parteciperebbero e che, obiettivamente, sarebbe molto costoso anche per noi occidentali. Ma che, soprattutto, potrebbe risvegliare un pericoloso orgoglio nazionale che alzerebbe la tensione militare. Invece gli oligarchi (e Putin stesso, in fondo) in Russia non li amano in molti, e toccarne gli interessi non ferirebbe il popolo.

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