Fabbriche e trasporti: consumi di gas in crescita

Genova - Nel 2017 i consumi totali di gas naturale liquefatto sono aumentati del 50% rispetto al 2016, con una richiesta pari a 29.900 tonnellate di combustibile: «Ma l’incremento al 2020 - spiega Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi, l’associazione di Confindustria che riunisce le imprese che operano nel settore

di Alberto Quarati

Genova - Nel 2017 i consumi totali di gas naturale liquefatto sono aumentati del 50% rispetto al 2016, con una richiesta pari a 29.900 tonnellate di combustibile: «Ma l’incremento al 2020 - spiega Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi, l’associazione di Confindustria che riunisce le imprese che operano nel settore gas liquefatti - è stimato al 300%, con i distributori che nel 2030 toccheranno le 400 unità». Oggi in Italia gli impianti di Gnl sono 15, numero raddoppiato nel giro di due anni per effetto dello sviluppo della flotta mezzi alimentati a gas: secondo una stima del produttore Iveco, oggi in Italia i camion alimentati a gas sono 950, a fronte di 10 distributori di gas naturale compresso alimentati a Gnl. Sono inoltre 18 sono i depositi a servizio per utenze non allacciate alla rete e due i depositi a servizio di reti isolate.

«Credo - commenta Franchi - che dopo l’accordo siglato a inizio anno tra Assoporti, la nostra associazione insieme a quella degli armatori e dei depositi costieri si sia finalmente delineato un quadro più chiaro: la portualità si è impegnata a individuare i punti di stoccaggio e distribuzione del gas, anche coprendo più scali grazie allo sviluppo di bettoline specializzate. Del resto il tempo è poco, la normativa internazionale stringente: al 2020 il tetto di zolfo tollerato nei carburanti utilizzati in porto scenderà a 0,1% dall’attuale 0,5%, tetto che al 2025 sarà esteso a una vasta porzione di Mediterraneo, che per la normativa internazionale sarà istituita come area Sulphur Emission Control (Seca)».

Il programma europeo Gainn ha previsto una serie di progetti, tutti co-finanziati dall’Unione europea, a fondo perduto: è da qui che sono nati i depositi e i centri di distribuzione di Barcellona e Marsiglia. In Italia attualmente abbiamo in fase di progettazione centri a Ravenna, Livorno, Venezia più altri quattro in Sardegna, dove in sostanza si prevede un uso del gas più per usi civili che marittimi. Per la costruzione del deposito di Napoli sono arrivate 25 manifestazioni di interesse, vedo che qualcosa si sta muovendo su Genova, senza contare che anche Malta sta realizzando i suoi depositi: insomma, dal punto di vista marittimo, si sta costituendo una rete.

«Ma anche nel trasporto terrestre cresce l’interesse man mano che l’industria riesce a costruire mezzi con maggiore autonomia: Iveco ha sviluppato una motore da 1.100 chilometri - spiega Franchi - chiaramente le infrastrutture marittime devono essere pensate per un doppio rifornimento, sia per le navi che per i mezzi di terra. Sarebbero quindi un tassello importante di questa nuova rete: con un notevole abbattimento dei costi, perché ovviamente un conto è fare rifornimento con il gas trasportato da Marsiglia, un conto è averlo direttamente disponibile in Italia: dalla tariffa si potranno tagliare i costi di questo trasferimento”.

Opportunità anche per «quegli impianti industriali che non sono allacciati alla rete del metano, e che possono convertire l’alimentazione dal gasolio al gas: si tratta soprattutto di stabilimenti che per motivi legati alla produzione devono essere collocati in aree isolate: nel 2014 erano cinque, oggi sono 19, compresi alcuni marchi noti come Levissima, Acqua Panna, Lederplast, Calizzano Arborea».

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