Petrolio, anno record: quotazioni ai massimi dal 2016

Il Wti, il benchmark statunitense, nel corso del 2019 è balzato del 34,5%, risultato migliore dal +45% del 2016

La nave cisterna Maran Cassiopeia a Singapore

Roma - Quello che si è chiuso ieri è stato un anno positivo per il petrolio con le quotazioni salite ai massimi dal 2016. Il Wti, il benchmark statunitense, nel corso del 2019 è balzato del 34,5%, risultato migliore dal +45% del 2016. Leggermente inferiore ma sempre positivo anche l’andamento del Brent, il benchmark globale, avanzato del 22,7%, miglior performance dal +52,4% del 2016. Dicembre è stato un mese molto positivo per i prezzi del greggio alla luce dell’accordo dell’Opec Plus e dell’intesa sui dazi tra Cina e Stati Uniti. Il Wti è aumentato del 10,7% mentre il Brent del 5,7%, miglior risultato da aprile. All’inizio del mese scorso, infatti, i paesi dell’Opec Plus hanno stabilito un taglio alla produzione di petrolio di altri 500.000 barili al giorno (oltre agli 1,2 milioni di barili decisi a dicembre 2018) a partire da oggi sino alla fine di marzo per un totale di 1,7 milioni di barili complessivi. In particolare, 350.000 barili sono a carico dei Paesi Opec e 150.000 di quelli non Opec.
Alcuni Paesi, tra cui l’Arabia Saudita, si sono impegnati a una riduzione di quota ancora più consistente su base volontaria che potrebbe portare il totale dei tagli a 2,1 milioni di barili.

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