"Presto per parlare di allarme greggio: in Italia nessun problema di fornitura"

"Dalla normativa Imo 2020 nessun impatto sui prezzi", dice Claudio Spinaci. L'Italia è al riparo, almeno per ora, dalle conseguenze della crisi in Medio Oriente: "Può contare su un'ampia flessibilità negli approvvigionamenti. L'anno scorso abbiamo importato 64 tipi di greggio da 24 Paesi diversi"

Il presidente dell'Unione petrolifera Claudio Spinaci

di Gilda Ferrari

Genova - «Ripercussioni sui prezzi in situazioni simili sono inevitabili, ma la reazione tutto sommato è contenuta visti gli attori in gioco». Claudio Spinaci, presidente dell’Unione Petrolifera, in questa intervista del Secolo XIX-TheMediTelegraph analizza gli scenari di un possibile conflitto Usa-Iran, ma parla anche di trasporto marittimo e di come si stia velocemente diffondendo l’offerta di carburanti Imo 2020.

Alla luce del possibile conflitto Stati Uniti - Iran, i riflessi sul prezzo del Brent saranno pesanti? «Ripercussioni sui prezzi in situazioni simili sono inevitabili ed è ciò che è successo nell’immediato. Il Brent, dopo aver chiuso il 2019 intorno ai 66 dollari/barile, è rimbalzato sino a circa 70 dollari. Livelli che non si vedevano dall’aprile dello scorso anno, ma ancora lontani dal picco di 76 dollari registrato lo scorso maggio: anche in quel caso causa del rimbalzo fu la decisione dell’amministrazione statunitense di non rinnovare le deroghe alle importazioni di greggi iraniano concesse a suo tempo ad alcuni Paesi, tra cui l’Italia».

Lei dice che quella attuale è una reazione «tutto sommato contenuta visti gli attori in gioco». 

«La situazione è indubbiamente preoccupante, ma non parlerei ancora di allarme. Al momento è molto difficile prevedere cosa accadrà ai prezzi. Tutto dipenderà da come evolverà la situazione, ovvero se si andrà nella direzione di una escalation o se le diplomazie internazionali riusciranno a porre un freno alle tensioni».

Nel preconsuntivo petrolifero presentato a metà dicembre l’Up ipotizzava per il 2020 un prezzo medio del Brent di 65-70 dollari/barile.
«E crediamo che sia ancora prematuro rivederlo al rialzo».

L’autonomia petrolifera degli Usa, Paese che nel 2019 è diventato esportatore netto, quanto incide sui prezzi in termini di mutato equilibrio mondiale, rispetto ad anni fa?
«Gli Stati Uniti per molti versi hanno assunto il ruolo che l’Arabia Saudita ha svolto per anni e cioè quello di leader del mercato. Grazie alla rivoluzione dello “shale oil” nell’arco di dieci anni gli Usa hanno più che raddoppiato i loro volumi (+120%), arrivando a oltre 17 milioni b/g, a fronte del +11,5% della Russia e del +5% dei Paesi Opec».

Oggi la produzione di greggio non è più concentrata esclusivamente nell’area Opec, ma molto più distribuita geograficamente?
«Basti pensare che Stati Uniti e Russia, da soli, garantiscono circa il 30% dell’offerta mondiale, poco meno di quanto fa l’intera Opec. L’elemento che fa da calmiere, rispetto alle crisi del passato, è la consapevolezza che il greggio non mancherà. Un po’ come è accaduto a settembre, a seguito degli attacchi alle installazioni petrolifere saudite, con prezzi che dopo un primo rimbalzo simile a quello di questi giorni sono rapidamente tornati sui livelli precedenti, se non inferiori. E ciò nonostante l’ammanco fosse stato uno dei maggiori della storia».

L’Italia rischia?
«Credo che da questo punto di vista possa dirsi tranquilla, dal momento che può contare su un’ampia flessibilità negli approvvigionamenti. L’anno scorso abbiamo importato 64 tipi di greggio da 24 Paesi diversi».

Dal 1° gennaio è entrata in vigore la normativa Imo 2020. Tutto il trasporto marittimo deve utilizzare carburanti il cui contenuto di zolfo sia inferiore allo 0,5%. Secondo alcuni analisti, questa novità avrebbe comportato un aumento del prezzo del carburante tradizionale. Cosa sta succedendo?
«Non vedo correlazioni dirette, perché si tratta di prodotti destinati a usi e mercati diversi. Credo che l’entrata in vigore delle nuove norme Imo non abbia creato particolari difficoltà operative. La disponibilità di combustibile a basso contenuto di zolfo che soddisfa il limite Imo dello 0,5% è stata annunciata con crescente frequenza, in particolare da fine settembre, in diverse aree del mondo».

Dove è già disponibile questo nuovo, e meno inquinante, carburante per le navi?
«Il nuovo bunker è già disponibile in varie località in Asia, Medio Oriente, Africa e nelle Americhe. In Europa è già presente nella regione Ara (Amsterdam-Rotterdam-Anversa), in Danimarca e nel Canale della Manica. Nell’Europa del Sud è presente a Gibilterra, Istanbul, in alcuni porti italiani e a Malta. Secondo l’International Bunker Industry Association, la fornitura di bunker Imo sta aumentando rapidamente e sta superando la domanda in molte località».

C’è più offerta che domanda?
«La domanda reale non è stata così elevata come previsto, anche se molte sono state le richieste di informazioni sulla disponibilità. I volumi stimati nel mese di settembre ammontano a non più dell’1% del mercato, ma con crescita molto rapida. Va ricordato che per favorire l’implementazione del nuovo bunker in sede Imo sono state adottate, con il contributo di tutti gli stakeholder, Unione Petrolifera compresa, una serie di linee guida dirette ai produttori di fuel, agli utilizzatori e alle autorità portuali».

Con quale obiettivo?
«Agevolare l’introduzione di questi nuovi prodotti, assicurando condizioni uniformi a livello mondiale, tali quindi da evitare distorsioni del mercato internazionale». 

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