I timori di guerra tengono sotto pressione Borse e petrolio / FOCUS

In Europa lo Stoxx Europe 600 contiene le perdite allo 0,4% e sono ancora una volta le banche le più colpite dalle vendite

Un operatore di Wall Street

Roma - Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a tenere sotto pressione i mercati. La settimana si apre con gli investitori che lasciano l'azionario e si rifugiano nelle commodities, venduti in particolare i titoli dei settori ciclici come minerario e tecnologici mentre schizzano le quotazioni di petrolio e oro. Andamenti misti a Wall Street dove il Nasdaq rialza la testa e sale mentre il DJ resta in calo. Partendo da est troviamo Tokyo, alla sua prima seduta del 2020, in calo dell'1,9% che si allinea ai cali degli altri mercati; Hong Kong ha perso lo 0,79% mentre le Borse cinesi oscillano sulla parità. In Europa lo Stoxx Europe 600 contiene le perdite allo 0,4% e sono ancora una volta le banche le più colpite dalle vendite. A Londra (-0,6%) Hsbc ha perso l'1,8%, AstraZeneca e Rio Tinto circa l'1 per cento. Francoforte lo 0,7%, Parigi chiude in calo dello 0,5% con Lvmh che contribuisce al declino con un calo dello 0,9% ma è Accor a segnare il calo più pesante, in ribasso del 2,3%. Milano ha perso lo 0,5% sotto il peso dei bancari con Unicredit in ribasso dell'1,8%, Banco Bpm del 2,3% e Bper del 2,05 per cento. Stabili le obbligazioni con il rendimento tedesco a 10 anni invariato a -0,28%, quello spagnolo a 0,4% e quello italiano in aumento di 1 punto all'1,36%.

Continua la corsa all'oro ma dopo aver toccato il suo record degli ultimi 6 anni ha ripiegato e così il petrolio: sia il Brent, dopo aver toccato quota 70 dollari, che il Wti, calato dai massimi di aprile per scambiare a circa 63 dollari al barile. «Un duraturo conflitto» fra Stati Uniti e Iran causerebbe «shock economici e finanziari» in grado di «peggiorare le condizioni operative e di finanziamento» osserva l'analista di Moody's Alexander Perjessy, sottolineando che un «prolungato conflitto avrebbe potenziali conseguenze globali, in particolare tramite gli effetti sul prezzo del petrolio».
Ma in generale gli investitori preferiscono aspettare di capire la portata delle minacce che Usa e Iran si stanno scambiando, consapevoli che la situazione può cambiare, se non precipitare, da un momento all'altro. Per restare con i piedi per terra si appuntano in agenda gli eventi da tenere d'occhio questa settimana a partire dai dati della bilancia commerciale e dell'indice Ism non manifatturiero degli Usa martedì, e i discorsi dei banchieri della Fed giovedì.

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