Cdp pronta a sostenere da sola l'aumento per Ansaldo Energia

Ansaldo Energia viaggia verso la rinegoziazione del debito con le banche più un aumento di capitale di 300-400 milioni interamente a carico di Cassa depositi e prestiti, l’azionista italiano che detiene il 60% della società genovese

di Gilda Ferrari

Genova - Ansaldo Energia viaggia verso la rinegoziazione del debito con le banche più un aumento di capitale di 300-400 milioni interamente a carico di Cassa depositi e prestiti, l’azionista italiano che detiene il 60% della società genovese.

Secondo quanto ricostruito dal Secolo XIX, sul fronte del pool di banche creditrici si registra un cauto ottimismo circa la possibilità di chiudere la trattativa sulle condizioni e sulla scadenza del debito da 360 milioni «entro la fine di questa settimana, massimo entro la prossima». Di Shanghai Electric, il socio cinese che detiene il 40% del costruttore di turbine a gas per centrali elettriche, «pare si siano perse le tracce» semplifica una fonte bancaria. I rapporti tra Pechino e Genova sarebbero freddi, e non solo per colpa del coronavirus che rende problematica la logistica degli incontri. Con il passare dei giorni appare sempre più probabile che dell’intera ricapitalizzazione si faccia carico Cdp da sola. L’operazione è necessaria perché parte dell’aumento di capitale servirà a rimborsare il bond da 260 milioni di euro in scadenza il prossimo 28 aprile. Poiché l’aumento di capitale deve passare l’esame del board di Cdp, «è necessario chiudere la trattativa con le banche al più tardi entro la prossima settimana», spiega una fonte. Un’altra fonte fa notare che il tempo a disposizione del negoziato con le banche potrebbe estendersi anche a «due o tre settimane», visto che il cda guidato da Fabrizio Palermo è previsto si riunisca tra fine marzo e i primi di aprile. In ogni caso, è questione di poche settimane.

In termini industriali Ansaldo Energia gode di buona salute, con ordini e ricavi cresciuti nel 2019 e previsti in salita anche quest’anno, grazie al prepotente ritorno sul mercato italiano con commesse vinte a Marghera, Presenzano (Edison) e Tavazzano (Eph). Il conto alla rovescia scattato per risanare la parte finanziaria non ha tuttavia avvicinato le posizioni dei due soci. L’allontanamento è cominciato un paio di anni fa quando Cdp ha sostenuto, da sola, il prestito da 200 milioni.

Sembra poi essersi acuito da quando l’azionista di maggioranza ha deciso di imprimere una discontinuità gestionale attraverso la nomina di Giuseppe Marino ad, in sostituzione di Giuseppe Zampini passato alla presidenza.

Il nuovo piano industriale di Marino prevede un riequilibrio tra operai e impiegati con 300 esuberi incentivati, la razionalizzazione delle partecipate con la vendita di Psm e di Ansaldo Thomassen, la stabilizzazione del flusso di cassa già nel 2020, ma anche un risanamento finanziario che passa attraverso un riscadenzamento del debito da 360 milioni con le banche più un’iniezione di liquidità che Shanghai Electric non sembra disposta a sostenere per la sua parte. Sottoscrivere per intero la ricapitalizzazione per Cdp significa incrementare la propria quota a fronte di una parallela diluizione del socio cinese: «Shanghai Electric vuole acquistare una tecnologia italiana che Cdp non è disposta a vendere - spiega una fonte vicina al dossier -. L’azionista di maggioranza si farà carico di quel che serve, poi si vedrà». «Anche se l’assetto societario di Ansaldo Energia cambiasse - aggiunge la fonte - le due joint venture cinesi resterebbero operative e la partnership industriale potrebbe proseguire ».

Il riferimento è ad Ansaldo Gas Turbine Technology e Shanghai Electric Gas Turbine, le due jv gemelle nate a fine 2014 e controllate - rispettivamente - al 60% da Aen la prima, e la seconda al 60% da Sec. Oggetto delle società è la mega turbina di ultima generazione Gt36, ribattezzata Montebianco: tecnologia che Ansaldo acquisì da Alstom a valle dell’intervento dell’Antitrust sulla fusione con Ge.

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