Il petrolio scommette sullo shipping: «La ripresa partirà dal trasporto merci»

Genova - L’Unione petrolifera affida anche al trasporto merci la speranza di ripresa dei consumi di prodotti petroliferi. «Costituisce l’85% del totale del trasporto marittimo - rileva Claudio Spinaci, presidente dell’Up -. Abbiamo messo a punto un modello di previsione della domanda dinamico, per cercare di anticipare l’andamento dei consumi di prodotti petroliferi nei prossimi mesi per ciascun settore»

di Gilda Ferrari

Genova - L’Unione petrolifera affida anche al trasporto merci la speranza di ripresa dei consumi di prodotti petroliferi. «Costituisce l’85% del totale del trasporto marittimo - rileva Claudio Spinaci, presidente dell’Up -. Abbiamo messo a punto un modello di previsione della domanda dinamico, per cercare di anticipare l’andamento dei consumi di prodotti petroliferi nei prossimi mesi per ciascun settore». Per il bunker, il calo complessivo a fine anno dovrebbe risultare intorno al 10% rispetto al 2019: «Se però andiamo a guardare i singoli settori vediamo che mentre per il trasporto merci già nel terzo trimestre dell’anno i consumi dovrebbero tornare sui livelli dello scorso anno (su base annua dovrebbero fare un -2%), per i traghetti stimiamo un calo complessivo del 16% anche grazie alla ripresa dei movimenti a livello interregionale». Diverso il discorso per le crociere: «Dovrebbero fare un meno 83%, dal momento che è ragionevole prevedere una ridottissima ripresa dei consumi solo a fine anno e in relazione a quali misure di contenimento del contagio verranno adottate dagli armatori». Più in generale, sui mercati petroliferi le ultime settimane sono state concitate, tra prezzi negativi e ipotesi di accordi tra Paesi produttori. «Un rimbalzo sui mercati europei c’è sicuramente stato, tanto che il Brent è tornato a quotare intorno ai 33-34 dollari/barile rispetto ai 15 di fine aprile, con una media 2020 sinora di circa 41. Una delle preoccupazioni maggiori dei mercati, al momento, è l’andamento della domanda che non reagisce, come accadrebbe in situazioni normali, ai bassi prezzi». Un altro elemento di disturbo è il futuro della produzione americana dello shale oil. «Oggi il Wti, che è il benchmark per il mercato Usa, è tornato a quotare intorno ai 30-31 dollari/barile, mentre il 70% delle imprese che operano in questo settore hanno un breakeven compreso tra i 50 e i 60 dollari/barile e il rischio di fallire è concreto. Tutto ciò pesa in modo rilevante sulle previsioni di medio e lungo termine: se l’offerta futura non sarà in grado di soddisfare la ripresa della domanda internazionale i prezzi potrebbero impennarsi». Secondo Spinaci, in questa fase i consumi legati al trasporto marittimo sono quelli che complessivamente hanno tenuto meglio, soprattutto grazie al trasporto merci. Azzerati di fatto i consumi nelle navi da crociera, «mentre per i traghetti - osserva - il calo è stato meno drastico». I porti che sembrerebbero avere subito le perdite maggiori in termini di volumi complessivi di bunker sono stati Livorno e Genova: «Stiamo comunque parlando di dati ancora provvisori». Per quanto riguarda il comparto marittimo, le speranze di piena ripresa risiedono nel trasporto delle merci che costituisce appunto l’85% del totale. Per quanto attiene alle ricadute sui nuovi prodotti a specifica Imo, Spinaci rileva che anche nella «fase di emergenza degli ultimi due mesi non sono state evidenziate difficoltà di disponibilità di prodotto a specifica Imo, sia a livello mondiale che nazionale. Per quanto riguarda i prezzi del bunker - dice - dopo un iniziale aumento a ridosso e nella prima fase dell’entrata in vigore delle nuove specifiche, si è avuta successivamente una stabilizzazione dei valori». La situazione è però cambiata nuovamente con lo scoppio della pandemia e il crollo dei prezzi del greggio, «che ha portato a una decisa contrazione del differenziale tra il prodotto 0,5% e 3,5%, passato dai 200 euro/tonnellata di inizio anno a poco più di 50 euro/tonnellata. È evidente - avverte il presidente dell’Up - che se restasse su tali valori verrebbero meno gli economics degli scrubber installati su diverse navi. Ma penso che anche questa sia una situazione temporanea, dovuta all’instabilità e all’incertezza dei mercati in una fase così confusa, che si avvierà verso una stabilizzazione. Un po’ come è successo con il rimbalzo di inizio anno che aveva suscitato qualche preoccupazione».

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