Crolla la fattura energetica nel 2020: persi 16 miliardi

Minimo storico da 30 anni. I consumi petroliferi calano di oltre 10 milioni di tonnellate (-17%). Il peso sul Pil passa dal 2,2% del 2019 all’1,4%. Secondo le stime dell'Unem, nel 2021 il recupero sarà parziale

Il 2020 sarà ricordato come uno degli anni peggio per l’energia. Stando al preconsuntivo dell'Unem, già Unione petrolifera, i consumi sono stati pari a 142,4 MTep, in calo del 10,6% (17 milioni in meno) rispetto allo scorso anno. Colpa delle misure di lockdown che hanno colpito in particolar modo il settore dei trasporti, date le forti limitazioni agli spostamenti di persone e merci. Per trovare un valore simile occorre tornare agli inizi degli anni ‘90.

Tra le fonti più colpite il petrolio, che è diminuito del 17,4% e con un peso sul totale sceso al 33,5% rispetto al 37% del 2019. Il gas naturale, in calo del 7%, si conferma la prima fonte di energia con una quota vicina al 40%, favorito nella produzione termoelettrica sia dalla riduzione delle proprie quotazioni, nel corso dell’anno, che dall’andamento dei prezzi dei diritti di emissione. Il carbone fa invece segnare un calo del 30%, con volumi che sono circa un terzo rispetto a quelli di cinque anni fa. Le fonti rinnovabili, con un +2,6%, sono le uniche ad avere fatto registrare un segno positivo, in larga parte dovuto all’aumento della produzione idrica e fotovoltaica, nonché alla priorità di dispacciamento nella copertura della domanda di energia elettrica.

La fattura energetica si stima per il 2020 intorno ai 23,3 miliardi di euro, in calo di 16 miliardi rispetto allo scorso anno (-41%) e di 30 miliardi rispetto a dieci anni fa. Per trovare valori simili occorre tornare indietro di 30 anni. Il peso sul Pil passa così dal 2,2% del 2019 all’1,4%.

In forte contrazione i consumi petroliferi che non raggiungono le 50 milioni di tonnellate, in calo di oltre 10 milioni di tonnellate (-17,4%) rispetto allo scorso anno, di cui oltre la metà concentrati nel trasporto stradale che più di altri ha risentito delle misure di lockdown nella prima parte dell’anno. La sola benzina ha fatto registrare una flessione vicina al 21%, mentre il gasolio motori intorno al 17% per la parziale tenuta del trasporto merci. In valore assoluto il calo del gasolio nell’anno ha comunque superato i 4 milioni di tonnellate, contro gli 1,5 della benzina. Crollo verticale per il jet fuel che ha fatto registrare un meno 66%, con punte del 90% nei primi mesi dell’emergenza sanitaria.

A partire dalla seconda metà del 2020 i prezzi del greggio hanno recuperato parte del terreno perduto nella prima parte apprezzandosi di oltre il 400% rispetto ai minimi di aprile, stabilizzandosi poi intorno ai 40 dollari/barile grazie anche alle riduzioni di offerta decise a più riprese dai Paesi produttori nell’ambito dell’Opec Plus.

Diverso il discorso per i prezzi dei prodotti raffinati che invece hanno scontato la decisa riduzione della domanda di trasporto, recuperando solo molto parzialmente il crollo di aprile. Questo ha allargato lo spread greggi/prodotti e ha pesato sulle dinamiche del sistema di raffinazione: il tasso di utilizzo degli impianti è sceso al 68% rispetto all’81% del 2019. In decisa contrazione anche le vendite sulla rete carburanti che sono diminuite mediamente del 20%, con un meno 34% sulla rete autostradale che negli ultimi 10 anni ha perso il 70% dei volumi. Il calo dei consumi si è riflesso sulla fattura petrolifera che nel 2020 si stima intorno ai 12 miliardi di euro, 9,7 miliardi in meno rispetto al 2019 (-45%), la più bassa degli ultimi 30 anni.

Le previsioni per il 2021 scontano, secondo le stime dell'Unem, un alto grado di incertezza perché devono tenere conto dell’evoluzione della pandemia e delle misure adottate per superarla. A tal fine sono state fatte alcune ipotesi “ottimistiche”: superamento delle limitazioni più restrittive degli spostamenti, ripresa della didattica in presenza, graduale diminuzione dello smart-working, parziale ripresa dei flussi turistici, miglioramento del contesto economico nazionale, maggiore stimolo agli investimenti e ai consumi.

Sulla base di queste ipotesi, per i consumi petroliferi totali nel 2021 si stima un ritorno alla crescita a partire dal secondo trimestre dell’anno che si dovrebbe consolidare nel terzo, permettendo di recuperare la metà delle perdite registrate nel 2020 (5,3 milioni di tonnellate). Il contributo maggiore dovrebbe arrivare dai trasporti stradali, grazie a benzina e gasolio che insieme dovrebbero garantire il 69% del recupero. Ancora scarso l’apporto del jet fuel che, sebbene in ripresa, resterà penalizzato anche nel 2021 recuperando solo un terzo di quanto perso nel 2020: se i voli per turismo (68% del traffico aereo) sono comunque destinati a recuperare, i voli business (29% del traffico aereo) resteranno definitivamente su valori molto più contenuti che in passato. La ripresa dei consumi dovrebbe portare anche ad un recupero del gettito fiscale derivante dalle accise che nel 2020 è stimato pari a 21,6 miliardi di euro (-4,7 miliardi rispetto al 2019).

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