Cold ironing, scontro sulla tariffa: sfuma lo sconto chiesto dai porti

È scontro sulla tariffa elettrica per il cold ironing che i porti si aspettano dal governo per far decollare interventi di sostenibilità ambientale. Il Pnrr stanzia 700 milioni per infrastrutturare le banchine, ma il cold ironing per funzionare ha bisogno di una tariffa calmierata

di Gilda Ferrari

Genova - È scontro sulla tariffa elettrica per il cold ironing che i porti si aspettano dal governo per far decollare interventi di sostenibilità ambientale. Il Pnrr stanzia 700 milioni per infrastrutturare le banchine, ma il cold ironing, il sistema che permette alle navi di spegnere i motori quando sostano nei porti e di essere alimentate da energia elettrica da terra, per funzionare ha bisogno di una tariffa calmierata, inferiore a quella di mercato. Senza questo incentivo, sostengono le authority, gli armatori non accetteranno di alimentare le navi con un’energia più costosa di quella prodotta dalla propulsione a motore. A far deflagrare lo scontro è il porto di Genova, primo scalo italiano e un punto di riferimento nel Mediterraneo, determinato ad assumere un ruolo nella trasformazione green del settore.

Il numero uno dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale lamenta l’impossibilità di lanciare i bandi per il cold ironing a causa della tariffa calmierata che non arriva. L’Arera, l’Autorità di regolazione per l’energia, sostiene invece che nessuna tariffa calmierata sia dovuta e che l’unico intervento possibile sia quello sugli oneri di sistema. lo scontro Il cold ironing consente l’alimentazione delle navi in sosta da terra, con energia in arrivo dalla rete nazionale. I 700 milioni del Pnrr servono appunto per infrastrutturare le banchine. Secondo Signorini, l’infrastruttura non basta. «Prendiamo il caso del porto di Pra’: - dice - l’infrastruttura c’è, ma nessuno la usa. Per incentivare gli armatori occorre la tariffa calmierata, che aspettiamo da due anni dall’Arera e che ancora non è arrivata».

L’Autorità per l’energia dal canto suo segnala di non aver ricevuto comunicazioni dall’Autorità portuale di Genova relativamente agli argomenti tariffari o all’inclusione nel Registro dei sistemi di distribuzione chiusi, «le cui reti portuali e aeroportuali devono essere iscritte qualora la loro configurazione sia caratterizzata dalla presenza di più di una unità di consumo». Per quanto riguarda la tariffa calmierata, Arera sostiene di non poter intervenire sul costo della materia prima, poiché «non esistono più “tariffe di fornitura” dato che il mercato dell’energia è liberalizzato», ma spiega anche di avere «già avviato la collaborazione tecnica con i ministeri competenti per quanto riguarda gli ipotizzati interventi di riduzione degli oneri generali di sistema a vantaggio del cold ironing, che vanno correttamente inquadrati nella disciplina degli aiuti di Stato».

L’intervento sugli oneri di sistema è però ritenuto insufficiente da porti, soprattutto con l’aria che tira sul mercato dell’energia in questa fase, con quotazioni alle stelle. Signorini insiste e rivela di essere comunque al lavoro, malgrado la lacuna, sul bando per l’infrastrutturazione dell’area di banchina «crociere e traghetti» del porto di Genova: «Facciamo un atto di fede e ci portiamo avanti con il lavoro, è un bando da 20 milioni, siamo alle manifestazioni di interesse. - spiega - Noi andiamo avanti, poi qualcosa succederà. Non fare nulla significa per l’Italia non spendere 700 milioni stanziati apposta per ammodernare gli scali. La norma è chiara: l’Arera deve stabilire la tariffa, a cominciare dalla componente energia, altrimenti il sistema non sarà mai economicamente sostenibile».

COSA DICE LA LEGGE
L’articolo 34 bis della legge 8 del 28 febbraio 2020 dice che «al fine di favorire la riduzione dell’inquinamento ambientale nelle aree portuali mediante la diffusione delle tecnologie elettriche, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l’Autorità di regolazione per l’energia adotta uno o più provvedimenti volti a introdurre una specifica tariffa per la fornitura di energia elettrica erogata da impianti di terra alle navi ormeggiate in porto dotate di impianti elettrici con potenza installata nominale superiore a 35 kilowatt»: la «tariffa», spiegano gli esperti, nell’accezione dell’Arera «comprende la materia energia, le spese per il trasporto e la distribuzione, gli oneri di sistema e tutto quello che è diverso da imposte e tasse». Parlando di «tariffa» la norma fa dunque riferimento anche al costo della materia prima, ma «l’indicazione è generica» e «se si tratta di allacci sul libero mercato, Arera sul prezzo dell’energia non può intervenire». A meno che non intervenga un provvedimento ad hoc per la fornitura in ambito portuale. Ma un tale provvedimento per ora non c’è.

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