Palazzo San Giorgio si scalda a pellet e dimezza la bolletta

Gli uffici dell’Autorità portuale di Genova e Savona, a Palazzo San Giorgio, sono al riparo dal prezzo del gas. Il loro riscaldamento funziona a legna, per la precisione a pellet: piccole sfere di segatura densificata da bruciare in apposite caldaie

di F. Mar.

Genova - Gli uffici dell’Autorità portuale di Genova e Savona, a Palazzo San Giorgio, sono al riparo dal prezzo del gas. Il loro riscaldamento funziona a legna, per la precisione a pellet: piccole sfere di segatura densificata da bruciare in apposite caldaie, come quella installata al pianterreno del palazzo genovese, un impianto del valore di 120 mila euro, opera della Carbotermo, ditta milanese che progetta, costruisce e gestisce grandi impianti di riscaldamento: "Il 99% del nostro fatturato lo facciamo grazie al gas, ma è nell’1% del pellet che stiamo investendo di più ed è lì che vediamo la crescita maggiore", dice Paolo Giarda, responsabile della divisione biomasse dell’azienda. Dopo la Gran Bretagna, l’Italia è il più grande consumatore di pellet d’Europa. Negli ultimi anni, gli impianti a pellet sono raddoppiati: lo dice l’Aiel, Associazione italiana energie agroforestali, nel suo ultimo report statistico che analizza l’evoluzione dei consumi dal 2010 al 2018: nel complesso il riscaldamento a legna, che in larga misura è formato da camini e stufe, è diminuito; i camini aperti sono passati dal 42 al 34% del comparto; ma i pellet sono quasi triplicati, dall’8 al 22%.

Questo accadeva prima che il prezzo del gas facesse il suo enorme balzo: "Ora il pellet è ancora più competitivo. Nell’ospedale di Mortara, in provincia di Pavia, abbiamo sostituito il vecchio impianto a gas. In Sardegna, un altro ospedale è passato da una vecchia caldaia a gasolio, come quella di Palazzo San Giorgio, al pellet. Nell’aeroporto militare di Cameri, provincia di Novara, l’impianto funziona a non a pellet ma a cippato (materiale legnoso ridotto a scaglie, ndr.); il pellet è diffuso anche nelle case, abbiamo realizzato un centinaio di interventi in altrettanti condomini, uno di questi a Genova, sulla collina di Begato", spiega Giarda. L’impatto del pellet sull’ambiente è oggetto di studi. Quelli citati da Aiel e Carbotermo sono di segno positivo. Il direttore tecnico di Aiel, Valter Francescato, spiega che "l’inquinamento è provocato dai piccoli impianti domestici, datati": non riguarda il pellet ma i caminetti e le stufe, queste ultime essendo il 42% del totale degli impianti di riscaldamento a legno. "Non è il caso di Palazzo San Giorgio, che ha un impianto, con una camera di combustione che, scaldando a 700 gradi, non produce fuliggine".

Ref Ricerche, think tank milanese specializzato in politiche energetiche, ha qualche dubbio: "Il tema è molto dibattuto. La combustione della legna genera anidride carbonica anche se, per ogni albero abbattuto, si cerca di piantarne un altro che assorbirà l’anidride carbonica liberata. C’è un problema: i nuovi alberi impiegano dai 44 ai 104 anni ad assorbire l’anidride carbonica liberata da quelli vecchi", dice Roberto Bianchini, responsabile della transizione energetica di Ref Ricerche. Sui costi, invece, non c’è dubbio: il pellet conviene: "Con il suo vecchio impianto a gasolio, Palazzo San Giorgio spendeva in media per il riscaldamento 44.200 euro l’anno. Oggi - racconta Giarda - ne spende 24.700". —

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