Carige, inchiesta per abuso di mercato

Genova - L’estate calda di Banca Carige si trasforma anche in un’inchiesta giudiziaria, aperta d’ufficio dalla Procura di Genova dopo scambi di bordate nei consigli d’amministrazione e a mezzo stampa. Ieri mattina la Guardia di finanza si è presentata nella sede centrale chiedendo tutti i verbali dei cda

di Matteo Indice

Genova - L’estate calda di Banca Carige si trasforma anche in un’inchiesta giudiziaria, aperta d’ufficio dalla Procura di Genova dopo scambi di bordate nei cda e a mezzo stampa. Ieri mattina la Guardia di finanza si è presentata nella sede centrale chiedendo tutti i verbali dei consigli d’amministrazione e delle assemblee degli azionisti svoltisi dal gennaio 2017 ad oggi, oltre alle lettere ricevute dalla Bce nello stesso biennio (l’ultima risale a venerdì e critica il piano di conservazione del capitale, oltre a spingere verso le aggregazioni e a stigmatizzare l’elevato «tasso di avvicendamento» fra i manager andato in scena dal 2014 in poi, fine dell’era di Giovanni Berneschi travolto dagli scandali giudiziari). L’ipotesi degli inquirenti è al momento di abuso di mercato, con l’obiettivo di capire se alcune dichiarazioni rese a margine dei consessi ufficiali siano state differenti nella sostanza o strumentali, potenzialmente a discapito di titolo, risparmiatori e piccoli azionisti: il fascicolo è contro ignoti e le contestazioni potrebbero definirsi in modo più preciso nelle prossime settimane. Sotto la lente del procuratore aggiunto Francesco Pinto e del sostituto Marcello Maresca, entrambi appartenenti al pool economia, sono finite in primis le accuse lanciate da Vittorio Malacalza, principale azionista. Dopo aver annunciato le dimissioni da vicepresidente ad interim, che saranno ratificate nel corso di un’assemblea a settembre mentre in precedenza avevano lasciato il presidente Giuseppe Tesauro e i due membri del cda Francesca Balzani e Stefano Lunardi richiamando l’attenzione della Consob, si è detto pronto ad azioni legali contro l’attuale amministratore delegato Paolo Fiorentino. E ha dato mandato a un legale affinché «valuti profili di rilevanza penale» nel suo operato. Malacalza contesta il sistema di governance e, tra gli altri, il riferimento all’avvocato Luca Lanzalone (arrestato nell’indagine sullo stadio della Roma) che l’ad gli avrebbe fatto in un colloquio delle scorse settimane. Fiorentino si dice da sempre«tranquillissimo», rimarca d’aver semplicemente descritto Lanzalone come «un personaggio in ascesa» e potrebbe rispondere con una querela, come aveva già fatto nei confronti di Tesauro.


LA SFIDA PER IL CONTROLLO

Sullo sfondo delle frizioni fra i due resta l’incognita sul futuro. I Malacalza si contendono il controllo della Cassa con il finanziere romano Raffaele Mincione, che a sua volta non aveva lesinato dichiarazioni ai giornali sui propri obiettivi, e i progetti sono antitetici: il secondo punta all’aggregazione e appoggia Fiorentino, Malacalza non vuole né l’una né l’altro e insiste sulla necessità di mantenere Carige aderente al territorio. La famiglia detiene il 20,6% ed è autorizzata da Bce a salire sino al 28%, Mincione è all’8% ed è pronto a chiedere di superare il 10%, senza escludere la possibilità di unirsi a Bpm o a colossi stranieri. Determinante potrebbe rivelarsi lo schieramento del petroliere Gabriele Volpi, ormai oltre il 9%, con cui Malacalza nei giorni scorsi ha avuto un contatto, ancorché non sia facile decifrarne il reale orientamento. Adesso si accendono pure i fari della Procura e sono di ieri le dichiarazioni del capo dipartimento della Vigilanza Bankitalia Carmelo Barbagallo: ha rimarcato che «l’attenzione» di via Nazionale «resta alta, come normale».

Carige sull’iniziativa dei pm precisa d’aver «messo a disposizione i verbali richiesti» e garantisce «massima collaborazione» alle autorità. Il titolo ieri, a causa delle varie turbolenze, ha perso il 4,65%.

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