Ilva, 132 milioni di rosso da settembre a fine anno

Genova - A metà settembre, quando l’amministrazione straordinaria sarà scaduta, nelle casse Ilva non ci saranno più soldi per pagare dipendenti e fornitori, quindi per continuare a produrre. Uno «zero» che a dicembre potrebbe trasformarsi in un rosso di 132 milioni di euro

di Alberto Quarati

Genova - A metà settembre, quando l’amministrazione straordinaria sarà scaduta, nelle casse Ilva non ci saranno più soldi per pagare dipendenti e fornitori, quindi per continuare a produrre. Uno «zero» che a dicembre potrebbe trasformarsi in un rosso di 132 milioni di euro.

È questo il dato che più emerge dalla relazione dei tre commissari straordinari dell’Ilva, Enrico Laghi, Piero Gnudi e Corrado Carrubba, ieri alla commissione Industria del Senato per illustrare la situazione del gruppo siderurgico in crisi da cinque anni, e sul quale il nuovo esecutivo ha sospeso ogni decisione in attesa degli esiti, previsti a fine mese, dell’indagine interna sulla correttezza della gara che assegna Ilva ad ArcelorMittal, primo produttore mondiale di acciaio.

Alla domanda su cosa potrebbe succedere se la cessione dell’Ilva non andasse in porto, i commissari non hanno risposto, perché le ipotesi alternative e le loro conseguenze non sono state prese in considerazione. Un’eventuale conclusione negativa del contratto può dipendere infatti da diverse ragioni e oggi «non possiamo sapere quale fattispecie potrebbe verificarsi». Non si conoscono nemmeno i costi dell’eventuale chiusura degli stabilimenti o di una nazionalizzazione, visto che non sono ancora state effettuate analisi specifiche. Nessuna risposta nemmeno sul parere Anac che ha dato il “la” all’indagine interna. I commissari si riservano di formulare le delucidazioni del caso prima al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e preferiscono non anticiparle. Nell’audizione di ieri, si è fatto soprattutto il punto delle attività svolte negli ultimi tre anni. Dal 2015 al primo semestre 2018, i dipendenti sono diminuiti di quasi 600 unità, passando da 14.104 a 13.522. Anche quelli in Cassa integrazione straordinaria sono scesi, passando dai 3.008 di tre anni fa agli attuali 2.367. A oggi, l’amministrazione ha speso mezzo miliardo per investimenti ambientali urgenti e ha così traguardato l’obiettivo dell’80% delle prescrizioni previste. Fra queste misure, una delle più importanti è l’avviamento dei lavori di copertura dei parchi minerali di Taranto, che dovrebbe essere conclusa a gennaio 2020 e rappresenterà il primo caso del genere nel mondo. Dal canto suo, ArcelorMittal, che ieri ha presentato la trimestrale di gruppo (utile netto 1,9 miliardi di dollari, +56% rispetto allo stesso periodo del 2017)«resta ottimista» sull’acquisizione.

Intanto i sindacati invitano a fare presto: «Di Maio - dice Bruno Manganaro, segretario Fiom Genova - convochi un tavolo sull’occupazione e al suo interno un tavolo specifico per Genova perché non abbiamo più intenzione di fare incontri a due con l’azienda: al tavolo dovrà sedere anche il governo». «Non si può essere sovranisti in tv - dice Alessandro Vella segretario Fim Liguria - e poi importare acciaio dalla Germania perché i nostri siti girano al minimo della capacità produttiva». «Il ministro non può giocare su due tavoli, uno di Mittal e l’altro della proceduta amministrativa. Rifare la gara sarebbe una follia. Semplicemente, deve decidere se l’acciaio potrà essere ancora parte dell’industria di questo Paese» conclude Antonio Apa, segretario Uilm Genova.

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