Sconfiggere la cimice asiatica: tante idee, pochi soldi, danni in crescita

Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura, ha approvato a dicembre un “Programma d’azione nazionale per il contrasto alla cimice asiatica” che introdurrà l’insetto predatore della cimice asiatica: la vespa samurai

La ministra Teresa Bellanova

di Francesco Margiocco

Genova - Sono ottanta i milioni di euro che lo Stato darà nei prossimi tre anni agli agricoltori danneggiati dalla cimice asiatica. Sono quasi seicento invece, secondo i calcoli del Cso, centro di ricerche sul settore ortofrutticolo, i milioni di euro che, nel solo 2019, e nel solo Nord Italia, le aziende agricole hanno perso per colpa di questa specie aliena. La Halyomorpha halys, o cimice asiatica,è originaria di Cina, Giappone, Penisola coreana e Taiwan. In Europa e, prima, in America, è arrivata con i container. Se non fosse alieno, sarebbe un insetto innocuo. Nel suo ecosistema d’origine ha degli antagonisti naturali, altri insetti suoi predatori e garanti dell’equilibrio ecologico. In Europa e America no, si sviluppa senza freni e si nutre di frutta, pungendola, provocandone la necrosi e facendola marcire. In America, nel 2010, ha bruciato 37 milioni di dollari di raccolto di mele. Sul Mar Nero, in Georgia, tra il 2016 e il 2018, ha distrutto una significativa porzione di nocciole. In Italia si è scagliata sulle pere, 267 milioni di euro i danni nel solo 2019 e nel solo Nord, ma anche sulle mele, 177 milioni di euro, sulle pesche nettarine, quasi 89 milioni, e sui kiwi, 54,7 milioni. Per ottenere questi numeri il Cso ha stimato i volumi e valori della frutta caduta e non raccolta, e la perdita di valore della frutta raccolta ma danneggiata. Il crollo di occupazione fra raccolta e indotto è stato di oltre 1 milione e mezzo di giornate uomo, pari a poco meno di 200 mila lavoratori.

Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura, ha approvato a dicembre un “Programma d’azione nazionale per il contrasto alla cimice asiatica” che introdurrà nel Paese, grazie a una deroga alla legge che vieta l’introduzione di specie animali aliene, l’insetto predatore della cimice asiatica. Si chiama vespa samurai ma è una piccolissima ape grande meno di un millimetro, senza pungiglione e innocua per tutti fuorché per la cimice asiatica perché depone le proprie uova sulle sue, che così muoiono. Due ceppi di vespa samurai sono stati allevati e testati nei laboratori fiorentini del Crea, l’istituto di ricerca del ministero dell’Agricoltura. «La sperimentazione è durata due anni e ha dimostrato che questo predatore è efficacissimo e senza ricadute negative sull’ambiente», spiega il direttore del centro di ricerca “Difesa e certificazione” del Crea, Federico Pio Roversi. «Ora il governo dovrà allestire la macchina organizzativa e e dovrà farlo entro maggio, mese in cui le cimici depongono le uova». Le cimici proliferano nel caldo e generano alberi genealogici giganti come sequoie. Roversi ha calcolato che due cimici, in tre anni, possono avere un miliardo di discendenti.
Proliferano anche perché continuano a entrare, attraverso i porti, sui container in arrivo dall’Oriente. «Solo Australia e Nuova Zelanda hanno preso provvedimenti. La merce che importano da Paesi a rischio dev’essere trattata prima di partire, altrimenti non potrà sbarcare. E per l’Australia, noi siamo uno dei 33 Paesi a rischio». Il direttore di Spediporto, Giampaolo Botta, ne ha fatto un’occasione di business. La sua associazione, che riunisce le case di spedizione genovesi, ha firmato un accordo con una multinazionale olandese, Ews, e creato la Port quarantine service srl. «Prima di partire per l’Oceania, sottoponiamo la merce a trattamento termico, con il container portato a 56,2 gradi per almeno mezz’ora, o a gas, con l’uso di solfuro di fluorile per 12 ore, più altre 24 per la ventilazione. Il costo va dai 300 ai 600 euro a container». È a carico dei privati, perché gli 80 milioni stanziati dallo Stato con la legge di Bilancio serviranno a risarcire gli agricoltori, solo in parte, per i danni subiti, non a prevenirne di nuovi. Ed è un controllo parziale, perché la Port quarantine service srl opera al momento solo nei porti liguri. Il Crea, con i fondi di un progetto europeo, sta addestrando un cane, un golden retriever, al riconoscimento delle cimici. «Si chiama Teseo. Lo abbiamo già addestrato a riconoscere altri insetti rari, come il tarlo asiatico». Sulla cimice asiatica Teseo sta lavorando. «Con eccellenti risultati», dice Roversi. «Abbiamo dimostrato che cani come lui possono essere usati per fiutare la merce in entrata nei porti. Spetterà alla politica decidere se e quanto usarli». —

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