"Paese in continua campagna elettorale, i problemi della logistica passano in secondo piano" / INTERVISTA

Guido Nicolini, presidente di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della Logistica, è fra coloro che hanno aderito all’appello degli agenti marittimi veneti: c’è anche la sua, tre le firme di chi ha sottoscritto l’intesa a favore del porto

La manifestazione di Venezia

di Francesco Ferrari

Genova - Una manifestazione suggestiva: un corteo di ottanta imbarcazioni in rappresentanza di imprenditori e lavoratori, parti sociali tradizionalmente divise per una volta insieme a difesa della sopravvivenza del porto commerciale. Quella andata in scena giovedì a Venezia è stata una giornata storica per il mondo dello shipping. Guido Nicolini, presidente di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della Logistica, è fra coloro che hanno aderito all’appello degli agenti marittimi veneti: c’è anche la sua, tre le firme di chi ha sottoscritto l’intesa a favore del porto.

Quello di Venezia è solo l’ultimo grido d’allarme in ordine di tempo. Parlare di logistica, in Italia, è sempre difficile.
«È vero. Ma per essere ascoltati dalla politica, è necessario che l’opinione pubblica sappia chi siamo e che cosa rappresentiamo. Il settore rappresentato da Confetra vale il 9% del Pil nazionale: siamo secondi solo al manifatturiero, che pesa per il 19%. Ma tutti parlano di altri segmenti dell’economia senza tenere conto che molto di quello che il Paese importa ed esporta è possibile soprattutto grazie alle nostre imprese: non a caso siamo l’unico settore che fino allo scorso anno ha aumentato in maniera esponenziale gli addetti. È questo il primo elemento che dobbiamo focalizzare: fare sapere ai decisori con chi hanno a che fare. In fin dei conti non pretendiamo la luna, ma semplici decisioni».

A Venezia abbiamo assistito a un reiterato e polemico appello a “Roma”, come se parlare con la politica fosse quasi impossibile. È così?
«Parlare non è mai difficile, e nel corso dei tanti incontri che abbiamo avuto è emerso chiaramente che sono due gli elementi che tengono in piedi l’Italia: l’import e l’export. Purtroppo negli ultimi anni il progetto “Connettere l’Italia”, avviato con il ministro Delrio, non ha avuto seguito. Viviamo una campagna elettorale permanente che impedisce di percepire come centrali i nostri problemi. Insomma: tutti ci ascoltano e ci danno ragione, ma passi in avanti non ne vediamo».

Se lei, in una ipotetica agenda di governo, potesse scegliere due priorità, quali sarebbero?
«La prima: decisioni rapide sulle opere infrastrutturali, anche digitali. La seconda: l’eliminazione di quei vincoli burocratici che impediscono di concludere i processi di adeguamento. In molti porti, per esempio, i controlli sanitari ostacolano la fluidità dei traffici. Intendiamoci: non vogliamo che non ci siano controlli, ma con le possibilità che ci sono oggi chiediamo che vengano automatizzati e fatti con criterio. Non è possibile aspettare 10 giorni per un’ispezione».

A proposito ci controlli sanitari: quanto spaventa l’allarme Coronavirus?
«Al momento sappiamo di navi che partono dalla Cina con metà carico. Ma il problema lo valuteremo bene fra tre settimane. Certo: se l’allarme dovesse persistere, ne risentirebbe anche la nostra manifattura».

Il manifesto di Venezia è stato firmato da molte associazioni. Perché il vostro settore è così frammentato? Che cosa sta succedendo?
«Io credo al dialogo, indipendentemente dalle idee. Ognuno è libero di associarsi con chi vuole, a patto che ci sia neutralità ideologica e che le decisioni non siano prese per situazioni “di partito”. Al tavolo sul contratto nazionale partecipano tutti i soggetti: credo che sia un ottimo segnale».

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